Vangelo della domenica (30-03-2014)

4a DOMENICA DI QUARESIMA                                                      CREDERE NEL FIGLIO DELL’UOMO

La parola di Dio ci interroga sulla qualità della nostra fede. Dobbiamo impegnarci a renderla più viva attraverso l’incontro personale con Gesù, come il cieco del vangelo. Questo incontro avviene nell’ascolto della sua parola, nei sacramenti, nella preghiera e nell’accoglienza dei poveri.
In tutto il vangelo di Giovanni Gesù affronta le forze della notte, le tenebre. Egli combatte quelle interiori e quelle esteriori che imprigionano l’uomo e gli impediscono di crescere a immagine e somiglianza di Dio. In Giovanni le tenebre sono l’immagine del peccato, dell’indurimento del cuore che tiene gli uomini lontani dalla grandezza voluta da Dio. Il vangelo di oggi ci aiuta a comprendere chi è Gesù, il Signore della luce, venuto a strapparci alle potenze del male. Il racconto del miracolo del cieco nato è la sintesi di tutta la vita di Gesù: in tutta la sua esistenza, con gesti e parole,, e soprattutto con la sua passione morte e risurrezione, egli non ha fatto altro che liberare gli uomini dalle tenebre del peccato.
Il peccatore è lontano dalla luce, è cieco. Per passare alla luce bisogna riconoscere Gesù come guida verso la luce. Per uscire dalla cecità bisogna prostrarsi davanti a lui che è l’unica via. Allora la sua parola diventa un lievito buono nella nostra lotta contro le tenebre, il chiarore che trasforma ogni nostra azione. Credere in Gesù Cristo significa accoglierlo come Salvatore e seguirlo sui sentieri aperti da lui; significa diventare discepoli, perché solo questo è il modo di vivere con verità la nostra fede. La conclusione del brano è amara e drammatica: secondo Gesù quelli che non vedono, che sono considerati peccatori, lontani da Dio ed emarginati, grazie a lui arrivano alla luce. Gli altri, quelli che credono di vedere, cadono nella cecità più completa. Sono coloro che pensano di aver già tutto chiaro in materia di fede, di non aver nulla da aggiungere alla loro conoscenza, che riducono la fede ad una ripetizione meccanica di atti e di atteggiamenti che confermino la loro presunta vicinanza a Dio e la salvezza già conquistata e posseduta.
Solo se riconosciamo l’oscurità che è in noi, il bisogno che abbiamo di verità e di conoscenza, possiamo venire alla luce ed essere liberati dal male e dalle tenebre.

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