Attualità (11-05-2014)

NUOVA PRIMAVERA PER LA   CHIESA?

Con il pontificato di Papa Francesco sembra che nella chiesa spirino venti primaverili, ma andiamo veramente verso una primavera? Questa verrà se ci sarà anche la nostra collaborazione, un superamento delle vecchie mentalità.
I cristiani, di fatto, nel nostro paese, sono minoranza: Ma questo si può trasformare in benedizione. Non siamo più nell’epoca in cui la chiesa coincideva quasi con l’intera popolazione. “Christus vincit” era il canto di gioia dei giovani e la luce del vangelo veniva portata nel mondo da creature innamorate delle missioni, che affrontavano in modo eroico distacchi e difficoltà di ogni genere.
Questi tempi sono passati, e con essi anche il mandato “Andate in tutto il mondo ad annunziare il vangelo”. Non solo si è molto affievolito il senso dell’annuncio e della missione a popoli lontani, ma anche l’annuncio ai piccoli e ai giovani nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità.
La partecipazione ancora consistente ai primi sacramenti dell’iniziazione cristiana, battesimo ed eucarestia, non sembra produrre persone che cercano di migliorare la società attraverso l’impegno di testimonianza dei valori del vangelo. Cosa sta succedendo? Non sappiamo più evangelizzare?
Da molte parti, ed anche da noi, qualcuno cerca di difendere strenuamente quel senso di superiorità, legato alla coscienza di essere l’unica vera religione, l’unico ed assoluto porto si salvezza, l’unico grande3 popolo cui fu affidato il vangelo e la stessa civiltà. Ma un simile ristagno della nostalgia del tempo che fu non serve a niente.
C’è un’altra strada: trasformare in benedizione ciò che sembra sciagura. Questo nostro essere minoranza, se crea disagio, perché demolisce tante nostre sicurezze, per altri versi è una grazia. Ci provoca, ci costringe quasi ad assumere atteggiamenti nuovi e a dare risposte nuove alle realtà che ci interpellano. Oggi, dopo duemila anni di cristianesimo ci ritroviamo come all’inizio: chiamati a “rendere ragione della nostra speranza” con dolcezza e rispetto, proprio come faceva Gesù.
Pare che si stia vivendo un periodo come di sospensione tra la voglia di chiuderci in un “fra noi” che sa di setta, e quella di diventare “lievito” evangelico, prezioso proprio perché si perde trasformando la pasta. Cosa faranno i credenti? Si chiuderanno in un rancoroso silenzio verso quanti fanno a meno del vangelo, o diventeranno “parola” anche per loro? Soprattutto per loro?
E’ forte per alcuni la voglia di chiudersi a riccio, di costruire gloriose cittadelle, fortificate, inclini a dimenticare il vero significato di “cattolico”, cioè “universale”, a vantaggio di contrapposizioni autoritarie verso chi non la pensa come loro.
Non porta molto lontano la rigidità di chi vuole tracciare confini netti alla propria “differenza” di credente cristiano, arroccandosi in voglie identitarie che lo fanno sentire speciale ed unico perfino nel suo fanatismo contrabbandato per difesa di Dio. Non porta da nessuna parte neanche la posizione di quanti, forse in buona fede, pensano che basti difendere la verità “dall’alto”, a colpi di dogmi, tradizionalismi, imposizioni autoritarie, scomuniche valori non negoziabili per fare cristiano il mondo.

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