Archivio mensile:settembre 2016

Vangelo della domenica (25-09-2016)

domenica XXVI del t.o. anno C -IL SIGNORE RENDE
GIUSTIZIA AGLI OPPRESSI

xxvi-dom-to-anno-cIl confronto tra povertà e ricchezza, insieme alla prospettiva della giustizia tra gli uomini, vengono proposti alla nostra riflessione anche dalla parola di Dio di questa domenica. Proprio il vangelo, con il confronto tra il ricco che naviga nel lusso superfluo e il povero Lazzaro, ci mette di fronte all’abisso che separa e discrimina, che crea oppressione ed emarginazione: di fronte a questa violenza la parola di Dio interpella le coscienze, inquieta e giudica. Non si può rimanere indifferenti, giustificando povertà e ricchezza come frutto di un caso cieco e di inettitudine la povertà e di intelligenza la ricchezza. La denuncia profetica non colpisce i beni terreni in quanto tali, ma l’atteggiamento egoistico e idolatrico degli uomini: ogni bene terreno è mezzo e non il fine della vita. E come nella parabola evangelica, sarà proprio la morte a rovesciare la prospettiva.
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Attualità (25-09-2016)

“A ME CHE ME NE IMPORTA?”

Non possiamo essere delle semplici comparse sul palcoscenico della storia. Non possiamo dire, come insegna papa Francesco: “A me che me ne importa?”. Questo vale a proposito delle nostre responsabilità in riferimento alla pace,, alle scottanti questioni sociali, politiche ed economiche che assillano la nostra società. Basti pensare al fenomeno migratorio, alla crisi sistemica dei mercati finanziari, alla disoccupazione… Continua a leggere

Vangelo della domenica (18-09-2016)

XXV dom del tempo o anno C
NON POTETE SERVIRE  DIO E MAMMONA

 
xxv-dom-to-anno-cIn una visione di fede vera, dove si afferma il primato di Dio, i profeti non hanno mai smesso di denunciare l’ipocrisia come comportamento che falsifica la relazione religiosa. (l vangelo della misericordia divina non annuncia una “grazia a buon mercato”, ma un dono impegnativo: per il “ricco” accogliere tale annuncio vuol dire trasformare i beni da oggetto di egoismo individualistico in strumento di condivisione, in funzione di quella comunione che può crearsi attorno alla centralità di Dio nella vita. Questo è il significato della enigmatica espressione del vangelo:
“Procuratevi amici con la disonesta ricchezza”. La religiosità di chi è convinto che bastino poche pratiche per mettere la coscienza a posto e così comprare la benevolenza divina è contraria al vangelo di Gesù Cristo.

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Attualità (18-09-2016)

QUALE DIO ADORIAMO?

Quale Dio adoriamo? A servizio di chi e di che cosa vogliamo vivere? Non si può pensare di conoscere il vero Dio senza rispettare il povero. Il culto del Dio vero, se è culto in spirito e verità, ci chiede anche l’impegno per la giustizia.
Ogni giorno chiediamo: “Venga il tuo regno” e lo chiediamo in un mondo nel quale troppo spesso regnano il denaro, il disprezzo del debole, dello straniero e del diverso, la paura del futuro. E crediamo che la logica di Dio sia molto più forte! Continua a leggere

Vangelo della domenica (11-09-2016)

XXIV domenica to anno C -CI SARA’ PIU’ GIOIA
PER UNO  CHE SI CONVERTE

xxiv-dom-to-anno-cGesù ci ha rivelato un Dio dalle braccia aperte, un Dio che è amore e misericordia, dimensioni che la nostra società, nella sua confusione di valori, sembra sottovalutare o sostituire con differenti surrogati, ma che rimangono esperienze di cui essa ha grande e vitale bisogno. Sentirci amati singolarmente, in modo incondizionato, è l’esperienza che nessun progresso tecnologico né le conoscenze scientifiche e neppure l’economia del superfluo possono dare. Se riusciamo ad accorgerci che Dio ci ama in questo modo, allora forse potremo anche avvertire che la lontananza da lui e l’indifferenza verso gli altri che ne deriva significano perdere il nostro tempo, perdere veramente la nostra vita.
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Attualità (11-09-2016)

CHIESA APERTA, NON POLEMICA

Di fronte alle situazioni contradditorie della società “liquida”, da molte parti della chiesa si risponde con un atteggiamento polemico, con lo spirito di chi vuol fare la guerra: guerra al mondo che va alla deriva, guerra per difendere la chiesa, le sue istituzioni, le sue tradizioni e i valori da lei predicati. La chiesa accerchiata si chiude su di sé per difendere e attaccare. Una chiesa siffatta è preoccupata più di sé che degli altri, i quali anzi spesso sono i nemici da combattere. Ne consegue che l’adesione alla chiesa deve essere un’adesione “militante” che tende a porre l’alternativa secca “o tutto o niente”, “o con noi o contro di noi”. Una chiesa così è preoccupata di difendere quello che c’è piuttosto che scoprire quello che non c’è perché è altrove, in altri spazi geografici o culturali o perchè è altrove nel tempo, che deve ancora arrivare. Continua a leggere

Vangelo della domenica (4-09-2016)

XXIII domenica del to anno C – COME ESSERE DISCEPOLI  DI GESU’

domenica XXIII del to anno cL’educazione alla fede comporta formazione di personalità mature, capaci di scelte, di responsabilità e anche di rinunce. E’ una crescita integrale attraverso esperienze e relazioni che portino al dono di sé, alla reciprocità nell’amore che si apre alla vita in tutte le sue forme.
Su questa base è possibile vivere anche l’amore di Dio, accolto e ricambiato, attraverso la costruzione di comunità autentiche: questo può essere il significato dell’evangelico “prendere la propria croce” alla sequela di Gesù. Non dunque una fede come insieme di prescrizioni religiose,non una fede di convenienza e di convenzioni sociali, ma assai più come risposta personale ad un amore ricevuto e corrispondenza ad una chiamata.

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Attualità (4-09-2016)

CAMMINI DI FEDE IN PARROCCHIA

Mi è capitato di leggere l’ultimo libro di Umberto Eco, “Papé Satan Aleppe. Cronache di una società liquida”, uscito nel febbraio 2016, lo stesso mese della morte dell’autore.
La “società liquida”, richiamata nel sottotitolo, che fa seguito al titolo dantesco, è una intuizione, diventata famosa di Zigmunt Bauman, e Umberto Eco ne richiama alcune caratteristiche: crisi dello Stato e più in generale del concetto di comunità, da cui deriva un “individualismo sfrenato” e la perdita del senso del diritto, la necessità di apparire ad ogni costo e il consumismo, sfrenato come l’individualismo,, che non vuole tanto possedere gli oggetti che desidera, ma si impegna a renderli rapidamente obsoleti, appena ne è entrato in possesso. Cose che , grosso modo, si sanno. Ma che tutte le volte che si sentono o si leggono fanno nascere la sensazione che il carattere “liquido” della cultura che in questi anni respiriamo sta anche nel suo carattere invasivo e pervasivo. Non si riesce ad individuare delle “zone franche” in cui mettersi a riparo dal fenomeno. E quindi la domanda sul che cosa fare, se si può fare, riguarda tutti e arriva dappertutto. E arriva, è arrivata anche nella chiesa. Tocchiamo con mano l’accentuato individualismo in molti aspetti dell’essere chiesa, accentuati dallo stato di minoranza in cui la chiesa, da noi, vive. Continua a leggere