Archivio mensile:ottobre 2016

Vangelo della domenica (30-10-2016)

domenica XXXI del t.o. anno C -L’INCONTRO CHE APRE IL CUORE

xxxi-dom-to-anno-cL’incontro con Gesù può portare ad una rivoluzione nella nostra esistenza, perché può trasformarci nel profondo del cuore. E’ quanto è accaduto a Zaccheo, di cui parla il vangelo di oggi: egli può diventare paradigma di ogni credente cristiano. Dall’incontro con Gesù, dalla scoperta di sentirsi amati nonostante la propria povertà, può scaturire la conversione interiore, un cambiamento di direzione che rende capaci di guardare anche gli altri con occhi nuovi, come persone da amare: alla volontà di dominio e di possesso può allora sostituirsi la capacità del dono libero e della generosità gratuita.

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Attualità (30-10-2015)

LA CURIOSITA’: VIA VERSO LA FEDE

I vangeli narrano di diverse persone che cercano di incontrare Gesù e che, a seguito di tale incontro, diventano destinatarie di parole con cui Gesù riconosce la loro fede: una donna emorroissa (Mc 5,27-34), un centurione con la figlia malata (Mt 8, 6-7.10), il cieco Bartimeo (Mc 10,47-50.52), una prostituta (Lc 7,37-38.50). Anche un ricco e disonesto esattore delle tasse di nome Zaccheo (Lc 19,1-4), la cui fede è espressa nella sua gioia (Lc 19,6), dalla conversione che lo porta a restituire il maltolto e a riparare chi aveva derubato (Lc 19,8) ed è suggellata dall’oracolo di Gesù: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza” (Lc 19,9). La fede in Gesù sorge in un contesto vitale differente per ciascuno, a dire che, se la fede è “comune” (Tt 1,4), essa tuttavia si personalizza in storie differenti e sempre nuove: la storia di una lunga malattia, la vicenda di un soldato romano in un paese straniero, la penosa condizione di un cieco, la vergogna di una donna che si prostituisce, la vicenda di un uomo ricco, ma disprezzato ed evitato. Continua a leggere

Vangelo della domenica (23-10-2016)

Domenica XXX del t.o. anno C -IL PUBBLICANO TORNO’
A CASA GIUSTIFICATOdom-xxx-to-anno-c

Gesù inaugura con la sua vita e la sua parola, il regno di Dio nel quale trova pienezza il destino dell’essere umano e del cosmo intero: per questo la fede in lui è per noi causa di salvezza.
Egli solo ci conduce all’incontro con il Padre, la cui “giustificazione” è per noi grazia e non conquista. La nostra ricerca di lui può svolgersi solo nell’umiltà del pubblicano, non nell’orgoglio religioso del fariseo: è una ricerca che implica riconoscimento della condizione di creature e accettazione della nostra vulnerabilità, per aprirci fiduciosamente alla sua misericordia. Giustificazione allora significa rinnovamento di noi stessi ad opera di Dio: la fede, infatti, ci rende figli e chiede a noi una vita di figli.

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Attualità (23-10-2016)

QUAND’E’ CHE  LA PREGHIERA E’ AUTENTICA ?

Parlare della preghiera è entrare nel mistero della relazione tra una persona e Dio. Allora come possiamo definire quando sia o non sia autentica una preghiera? Memori di calpestare una terra sacra, in punta di piedi, ci incamminiamo su questo sentire perché poi ciascuno riveda il proprio passo e accresca la corsa verso la meta.
La preghiera cristiana prima di essere dialogo è ascolto della Presenza che trasforma il cuore, come dice Ignazio di Antiochia: “Un’acqua viva mormora in me. Vieni al Padre!”. Questo invito tenace e umile, è come un gemito che si fa incontro alla nostra esistenza per stringere un’alleanza. La base esperienziale della preghiera è un vissuto di fede, di ascolto e di accoglienza dell’Altro che io non conosco, pur essendo in tutte le mie fibre fatto per lui. Ascolto del Dio che si rivela. Ascolto del gemito di Dio corrisponde alla “carne” di Cristo; in lui abbiamo conosciuto Dio come colui che si curva, che esce da sé, che emette il suo respiro, relazione sostanziale con l’altro. Continua a leggere

Vangelo della domenica (16-10-2016)

domenica XXIX del t.o. anno C -LA PREGHIERA GRIDO CHE  NASCE                                                              DALLA NOSTRA POVERTA’

dom-xxix-to-anno-cIl tempo dell’attesa dell’ultima venuta di Cristo è il tempo della fede e della preghiera. “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? (vangelo di oggi). C’è una circolarità tra fede e preghiera. Se è vero che per pregare bisogna credere, è vero anche che per credere bisogna pregare. La preghiera perseverante è espressione e nutrimento della fede in Dio.
Pregare è stabilire un dialogo intimo con Dio e con noi stessi: è ascoltare una parola “per noi” che ci trasforma; è immettere nella nostra vita la forza di rinnovamento dello Spirito.

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Attualità (16-10-2016)

LA PREGHIERA DI DOMANDA: UN ATTO DI VERITA’ E DI FEDE

Il significato della preghiera di domanda non è quello di pretendere che Dio faccia al nostro posto quello che dovremmo fare noi. La preghiera di domanda è riconoscere il limite della condizione umana, è costatare che la liberazione totale e la piena realizzazione di sé non dipendono unicamente dall’uomo. L’uomo non può salvare se stesso. Manifestare a Dio “tutti” i propri bisogni e desideri e sottoporli alla sua luce, è vedere se sono legittimi o no. Presentare a Dio le proprie richieste è vagliarle e purificarle. Continua a leggere

Vangelo della domenica (9-10-2016)

Domenica XXVIII del t.o.  anno C -E GLI ALTRI NOVE DOVE SONO

xxviii-domenica-to-anno-cLa celebrazione dell’eucarestia è continuo richiamo al dovere cristiano della gratitudine. Di essa parla a noi, infatti, la parola evangelica di oggi. E’ vero che il dono gratuito della salvezza di Dio è cosa diversa dalla gratitudine umana, ma fra di esse c’è continuità. E’ anche vero che una cultura, quale è la nostra, in cui gran parte dei rapporti sono basati sull’utile e il profitto, rende difficile contemplare e vivere nel profondo la gratuità dell’amore di Dio a noi donato.

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Attualità 9-10-2016)

LA GRATIUDINE

Ringraziare significa credere che la propria nuova condizione non è frutto di una propria conquista, ma un dono ricevuto per pura benevolenza. La gratitudine è perciò un aspetto della fede. Si manifesta il nostro grazie a Dio proprio essendo persone fedeli e aperte a lui. Si è uomini e donne che hanno fede in Dio, proprio perché si sa rendergli grazie sempre al di là dei singoli benefici che si possono ricevere da lui. Gratitudine, infatti, dice e presuppone uno sguardo contemplativo dell’amore salvifico del Padre, che precede e dà senso al ringraziamento per ogni singolo dono ricevuto dall’alto. La gratitudine-fede diventa così l’atteggiamento fondamentale del credente che gli permette di riconoscere, non creare, il miracolo che il Signore compie e che “permette” a Gesù di portarlo a pienezza col dono della salvezza. Continua a leggere

Vangelo della domenica (2-10-2016)

Domenica XXVII del to anno C -LA POTENZA DELLA FEDE

“La fede è virtù, atteggiamento abituale dell’anima, inclinazione permanente a giudicare e ad agire secondo il pendom-x-xvii-to-anno-csiero di Cristo con spontaneità e vigore” (Rinnovamento Della catechesi, n. 52). Intesa come dono di Dio, la fede è anche principio di conoscenza, una guida a leggere la realtà dal punto di vista di Dio. Perciò il cristiano trova nella sua adesione di fede a Gesù il Cristo la forza per discernere ciò che è bene e ciò che è male, la forza per una critica costruttiva nei confronti di qualsiasi ideologia, la forza per liberarsi da ogni forma di idolatria. In questo senso ci conferma la prima lettera di Giovanni: “Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo, la nostra fede” (1Giov 5,4).
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Attualità (2-10-2016)

POTENZA E IMPOTENZA  DELLA FEDE

Come faccio a sapere se ho la fede? Gesù racconta la parabola del servo e del padrone. Ho fede quando sono disposto a farmi servo e a mettere la mia vita a servizio.
Servizio, servo: parole escluse dal vocabolario di oggi: sinonimi di fallimento. Oggi vogliamo tutti contare, affermarci, realizzarci. Abbiamo tante strategie per farlo: la carriera, relazioni funzionali con gli altri, una posizione di prestigio, i soldi, una bella macchina… siamo tutti, più o meno, alla ricerca di un ruolo sociale di rilievo, di un conto in banca ben fornito, di oggetti che dicano simbolicamente la nostra posizione sociale. Difficile passare da questa mentalità a quella che il vangelo ci propone: essere a disposizione degli altri, non cercare noi stessi e la nostra affermazione, ma dare tutto di noi, il meglio di noi. Lo ha fatto per primo Gesù, nostro Signore e Maestro. Dietro l’immagine del servo, vediamo in filigrana proprio lui, nella sala dell’ultima cena, chino a lavare i piedi ai suoi; lo vediamo salire il Calvario portando la croce, lui servo dell’umanità perché l’umanità fosse liberata dalle proprie logiche di potere e dalla convinzione che per essere forti bisogna essere serviti. Continua a leggere