Archivio mensile:novembre 2016

Vangelo della domenica (27-11-2016)

1a Domenica di Avvento (anno a) ATTENDERE CRISTO,                                                                                         SIGNORE DI PACE

1a-avventoLa liturgia dell’avvento invita a vivere l’attesa della venuta di Gesù e nelle sue celebrazioni mantiene viva la tensione verso l’incontro con lui. In questo modo dà unità e significato ai diversi momenti della umana quotidianità. Per ogni cristiano l’attesa di Gesù è un tempo sconvolgente della propria vita: chiede conversione, ossia un continuo mutamento di direzione, dalle mode del mondo alla sequela di Cristo, il solo che può rivelarci il volto del Padre. E’ nel presente, e nel clima di questa conversione, che si fa concreta la salvezza, la cui manifestazione è la pace: con Dio, tra gli uomini e nel creato.

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Attualità (27-11-2016)

UN AVVENTO DI SPERANZA

Con la domenica di Cristo Re dell’universo, si è concluso il percorso dell’anno liturgico e si è chiuso il Giubileo straordinario della misericordia. L’intensità con cui è stato vissuto questo evento, fortemente voluto dal Papa, rischia di diminuire lo slancio con cui cominciare questo nuovo tempo di Avvento.
L’Avvento è un momento decisivo per annunciare la speranza, come una realtà fondata sull’amore di Dio che decide di piantare la sua tenda in mezzo agli uomini.. E’ Cristo, infatti, vero Dio e vero uomo, la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze più profonde degli uomini d’oggi.
La speranza è un bene fragile e raro. Il suo fuoco talora è tenue anche nel cuore dei credenti. “ La piccola speranza, afferma uno scrittore francese, avanza tra le sue due sorelle più grandi (la fede e la carità) e non si nota nemmeno” Continua a leggere

Vangelo della domenica (20-11-2016)

XXXIV domenica t.o. anno C – CRISTO, RE DI RICONCILIAZIONE

cristo-re-anno-cRegnare con Cristo nella giustizia e nell’amore è il mandato della liturgia odierna a conclusione dell’anno liturgico. Cristo appare come signore della pace e dell’unià nel popolo di Dio, principio di riconciliazione con Dio e tra di noi. Un re venuto a servire, dunque, e a trasformare l’umanità attraverso la misericordia e il perdono. L’umanità sarà resa nuova se accoglierà e diffonderà il suo perdono, se3nza ripiegarsi continuamente e orgogliosamente su se stessa e su logiche di dominio e di oppressione. Cristo offre la possibilità di far parte di una umanità nuova e liberata dalle sue alienazioni a tutti, buoni e malvagi: tutti possono essere convertiti dal suo amore accolto e vissuto.

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Attualità (20-11-2016)

AL TERMINE DELL’ANNO GIUBILARE

L’anno giubilare della misericordia è stato indetto da papa Francesco per una più piena conoscenza di Dio che “manifesta la sua onnipotenza soprattutto nel perdono e nella misericordia di cui facciamo particolare esperienza nel sacramento della Riconciliazione” e che siamo chiamati a diffondere tra l’umanità mediante le “opere di misericordia corporali e spirituali”.
Papa Francesco nella bolla di indizione ha affermato che la chiusura dovrà esprimere anzitutto “sentimenti di gratitudine e di ringraziamento verso la SS. Trinità per averci concesso questo tempo straordinario di grazia. “Affideremo la vita della chiesa, l’umanità intera e il cosmo immenso alla signoria di Cristo, perché effonda la sua misericordia come rugiada del mattino per una feconda storia da costruire con l’impegno di tutti nel prossimo futuro. Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del regno di Dio già presente in mezzo a noi”. Continua a leggere

Vangelo della domenica (13-11-2013)

UNA PROMESSA DI VITA REALE

Gesù ci chiarisce il significato della sua presenza: il suo essere “messia” sta nell’inaugurare gli ultimi tempi, il tempo della pienezza di vita resa da lui possibile e della decisione affidata a chi crede in lui: il discorso che ascoltiamo oggi nel vangelo ci pone davanti alla serietà della nostra esistenza e alla necessità di dare testimonianza dell’amore di Dio. Le comunità cristiane sono invitate a tenere ferma la speranza che le anima e le guida nelle vicende liete e tristi di questo mondo, per collaborare attivamente con Dio all’ edificazione del suo regno tra gli uomini. L’azione del messia Gesù, infatti, si pone nella prospettiva di una inclusione universalistica, perché tutti gli esseri umani sono chiamati a diventare figli di Dio.

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Attualità (13-11-2016)

LA FEDE DA’ PROVA DI SE’ NELLE DIFFICOLTA’

Dinanzi alle calamità naturali e alla sofferenza fisica e morale, l’uomo sperimenta un’impotenza che lo rende consapevole della sua fragilità. Molteplici sono i modi di reagire a quanto ci opprime. Talvolta vi è una forma di ribellione, che assume volti diversi: la rabbia dell’impotenza, l’impegno a sconfiggere la malattia e la sofferenza, il tentativo di dominare la natura… Talvolta ci si abbandona alla disperazione.
Il credente sa che nulla è impossibile a Dio, si trova però talvolta dinanzi a situazioni che gli sembrano insopportabili e nella impossibilità di sostenerle. La sua fede in che misura lo può aiutare a capovolgere l’insostenibilità di certe situazioni e a trovare dunque le risorse per cambiarle? La fede può assumere l’aspetto di una fuga dalla realtà, una forma di alienazione quando è vissuta come pura rassegnazione , fatalistico atteggiamento di fronte alle contrarietà.

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Vangelo della domenica (6-11-2016)

xxxii-dom-to-anno-cXXXII domenica t.o. anno C – DIO DEI VIVI E                                                         NON DEI MORTI

La risposta che Gesù dà ai sadducei, che lo interrogavano sul destino dell’uomo oltre la morte, non si limita ad affermare la speranza nella risurrezione, ma sposta l’orizzonte di discussione, mette in questione l’immagine di Dio che sta dietro le loro posizioni, e più precisamente lega Dio alla vita,
non a ciò che è morto. E solo nell’orizzonte di questo nesso irrinunciabile di Dio con la vita è possibile una fede nella risurrezione ad opera di Dio. Ora, questa affermazione di Gesù implica anche la necessità di rivedere la nostra immagine: fino a che punto Dio è per noi il Vivente, colui dal quale abbiamo vita? Un Dio solo frutto di riflessione astratta non diventa sorgente di vita: il “senso di Dio” si atrofizza, si riduce, scompare. Dio è la “verità” dell’uomo e la “vita” solo se è al centro di una relazione personale capace di creare vita e di rinnovarla in continuazione.

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Attualità (6-11-2016)

CHE COSA POSSIAMO E CHE COSA NON POSSIAMO
CONOSCERE DELL’OLTRE LA MORTE?

Che l’uomo si ponga domande circa l’aldilà non costituisce certamente una novità. Tutti gli umani, infatti, desiderano “curiosare” intorno all’oltre morte e ognuno si pone la domanda fondamentale circa il proprio destino finale. Da una parte, quindi, la curiosità su che cosa accada subito dopo la morte fisica, se si continua a vivere, sia pure in un altro modo, quali relazioni continueranno a sussistere con coloro che si amano e con i quali si è condivisa gran parte della vita, come si può immaginare l’aldilà; dall’altra, quale destinazione escatologica (salvezza o dannazione) riserva il concreto vivere nel presente, le scelte che si compiono, il bene che si fa o il male che si procura. Trovare risposte a tali interrogativi prima di approdare nell’aldilà è impresa destinata a fallire, almeno sotto il profilo di chi ricerca dati sperimentali. Certo, oggi la diffusione di una letteratura sui così detti “ritorni” dall’aldilà, sulle visioni di pseudomistici, sui messaggi provenienti dall’oltretomba da parte di congiunti e amici ha la pretesa di rivelare l’oltre morte e di soddisfare, conseguentemente, la curiosità degli umani, la loro ansia di sapere che cosa riservi il futuro. Ma tutto ciò è illusorio: la vita presente e quella dopo la morte si esprimono diversamente e quindi non si possono immaginare allo stesso modo. Continua a leggere