Vangelo della domenica (12-01-2014)

BATTESIMO DEL SIGNORE

I vangeli ci presentano il battesimo di Gesù come il battesimo del nuovo popolo di Dio, il battesimo della Chiesa, richiamando alla memoria il passaggio del popolo di Israele tra le acque del mar rosso e tra quelle del Giordano, per entrare nella terra promessa.. Cristo che “esce dall’acqua”, dopo il battesimo di Giovanni, è il nuovo popolo che viene definitivamente liberato: lo Spirito non solo scende su di lui, ma vi rimane, perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia, inviato a portare ai poveri il lieto annunzio. Lo Spirito che non aveva più dimora permanente fra gli uomini, ora rimaner sempre, per Cristo, nella Chiesa.
La missione del Cristo è prefigurata in quella del Servo sofferente di Isaia (1a lettura). Il “servo del Signore” è colui che porta su di sé i peccati del popolo. In Cristo che si sottopone ad un atto pubblico di penitenza, vediamo la solidarietà del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con la nostra storia. Gesù non prende le distanze da un’umanità peccatrice: al contrario vi si immedesima per meglio “manifestare il mistero del nuovo lavacro” 8prefazio) e i conseguenti impegni di azione apostolica che ne derivano per il discepolo.
Nati e vissuti nella fede della Chiesa, i cristiani hanno bisogno di riscoprire la bellezza e le esigenze della vocazione battesimale.
Il battesimo, dato a noi nel nome di Cristo è manifestazione dell’amore gratuito del Padre, partecipazione al mistero pasquale del Figlio, comunicazione di una nuova vita nello Spirito; esso ci pone dunque in comunione con Dio, ci integra nella sua famiglia che è la chiesa; è un passaggio dalla solidarietà nel peccato alla solidarietà nell’amore. La vita cristiana è “vivere il proprio Battesimo”, che oggi è sempre più necessario riscoprire attraverso un vero e proprio “percorso catecumenale”, fatto di profonda vita di fede vissuta e testimoniata anche comunitariamente, legata ad una sempre più profonda conoscenza della Scrittura.
Il Battesimo, dato ai bambini per scelta dei genitori, oggi, non sempre garantisce una loro crescita di fede. La famiglia, spesso, non vive più la fede in maniera evidente come testimonianza e non coltiva il legame con la comunità dei credenti. Essa non ha più l’influsso determinante di una volta; i genitori non sono in grado di fare opzioni definitive per i loro figli, e la rapida trasformazione della società rende sempre più difficile l’educazione della fede. L’esperienza ci dice che una grande quantità di bambini, dolo la celebrazione del battesimo, non vengono sufficientemente nella vita di fede, nella preghiera e nella partecipazione alla vita della comunità, e si ripresentano per il catechismo in preparazione alla cerimonia della prima comunione, pensata spesso dalle famiglie come un adempimento a se stante e non come un passaggio di crescita nella fede e nella partecipazione alla vita della comunità dei figli di Dio. La soluzione di questo problema non è facile. La comunità sta cercando di affrontarli con un maggiore coinvolgimento delle famiglie nel cammino dei figli, ma molto spesso la preparazione ai sacramenti è vista come un prezzo da pagare dai bambini per non essere esclusi da venti che legati alla convenienza sociale, alla tradizione familiare e alle paure di natura superstiziosa.

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