Attualità (1-01-2014)

IL “VENTO NUOVO” NELLA CHIESA

La celebrazione domenicale dell’Eucarestia non crea più interesse e partecipazione. Soprattutto i giovani fanno fatica a prendervi parte. E gli adulti e gli anziani si lamentano, trovando spesso le ragioni nei cambiamenti e nelle novità.
Chiediamoci, però, come noi cristiani viviamo la messa. L’Eucarestia dovrebbe farci sentire comunità e darci gioia nello scoprirci tutti figli dello stesso Padre. Così si alimenta in noi quella speranza che ci aiuta ad affrontare i problemi della vita nostra e dei nostri fratelli. Perché questo si realizzi è necessaria una partecipazione attiva e responsabile. La messa non può essere ridotta ad un obbligo o ad un adempimento che trova in se stesso il suo fine: quando sono andato alla messa, ho compiuto il mio dovere di cristiano. Agli auguri di Natale ci sono state reazioni e commenti contrastanti. Alcuni hanno approvato e si sono impegnati a riflettere. Altri, come era prevedibile, hanno disapprovato, si sono scandalizzati ed hanno affermato che in questo modo si allontana anche quella poca gente che continua a venire in chiesa.
Io ritengo che l’allontanamento dalla chiesa e dalla fede, negli ultimi decenni, è dovuta alla mancanza di coerenza da parte dei credenti rispetto al vangelo nella vita di tutti i giorni. E’ questa incoerenza che ha reso poco credibile, non interessante ed attraente la vita di fede e di chiesa.
Per anni abbiamo trasmesso una fede fondata sulla paura, sempre uguale a se stessa e ripetitiva, e abbiamo annunciato un Dio giudice vendicativo, più che padre misericordioso. Papa Francesco non perde occasione per parlare della misericordia di Dio.
Se la misericordia è la caratteristica fondamentale di Dio, ogni persona che usa misericordia verso i fratelli, soccorrendoli, accogliendoli, perdonandoli, senza escluderli e condannarli, annuncia e testimonia quel Dio in cui crede, così come ci è stato rivelato da Gesù.
La carità, l’accoglienza, il perdono sono i frutti visibili della fede, non la messa e le preghiere. Per produrre questi frutti, però, abbiamo bisogno di alimentarci con la preghiera, l’ascolto e la meditazione della parola di Dio, con i sacramenti, in particolare con l’Eucarestia. Questi non sono i frutti, ma il nutrimento che produce la linfa che tiene in forza l’albero perché possa produrre frutti abbondanti e saporiti. L’Eucarestia senza frutti non ha senso. Gesù dice: “Da questo vi riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri”, non dice: “se andrete alla messa”. Quado il sacerdote congeda l’assemblea dice: “La messa è finita; andate in pace”. In quel momento comincia effettivamente la messa, cioè la missione, la testimonianza di ciò che abbiamo vissuto nella liturgia. L’amore che ci ha uniti nel Signore si riversa nei fratelli e nelle sorelle che incontriamo per strada. Non si può mangiare insieme l’Eucarestia e non condividere il pane quotidiano con chi ne è privo e ha fame.
Inculcare ai ragazzi l’obbligo della messa senza dare loro la gioia e la testimonianza della nostra partecipazione è controproducente. La conclusione sarà la loro fuga dalle chiese non appena saranno autonomi.
Non è il “vento nuovo”, di cui qualcuno sembra avere paura, che allontana i giovani dalla chiesa, ma il vecchio che ci portiamo dietro, la presunzione di essere a posto con Dio e il rifiuto del vangelo e della conversione.

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