Attualità (13-11-2016)

LA FEDE DA’ PROVA DI SE’ NELLE DIFFICOLTA’

Dinanzi alle calamità naturali e alla sofferenza fisica e morale, l’uomo sperimenta un’impotenza che lo rende consapevole della sua fragilità. Molteplici sono i modi di reagire a quanto ci opprime. Talvolta vi è una forma di ribellione, che assume volti diversi: la rabbia dell’impotenza, l’impegno a sconfiggere la malattia e la sofferenza, il tentativo di dominare la natura… Talvolta ci si abbandona alla disperazione.
Il credente sa che nulla è impossibile a Dio, si trova però talvolta dinanzi a situazioni che gli sembrano insopportabili e nella impossibilità di sostenerle. La sua fede in che misura lo può aiutare a capovolgere l’insostenibilità di certe situazioni e a trovare dunque le risorse per cambiarle? La fede può assumere l’aspetto di una fuga dalla realtà, una forma di alienazione quando è vissuta come pura rassegnazione , fatalistico atteggiamento di fronte alle contrarietà.


In realtà la fede biblica non è nulla di tutto questo. Certamente è poggiarsi su Dio, come su di una roccia su cui trovare un valido appoggio. E’ anche la possibilità di vedere oltre, là dove i soli sensi non possono giungere. Essa non è una formula magica capace di cambiare la realtà; cambia invece le persone, che vedono e comprendono la realtà da un punto di vista nuovo rispetto a quello della incredulità. Ciò che prima era ritenuto impossibile e insopportabile diventa ora possibile e sopportabile. La fede non ci esime dalle prove, ma ci consente di affrontarle con una forza che non viene da noi stessi, ma ci è data in dono dalla misericordia di Dio.
Nella croce di Gesù, espressione della partecipazione del Padre alle sofferenze del Figlio e in lui alle sofferenze di tutti i fratelli, cioè le donne e gli uomini di ogni tempo, questo Dio ci rivela il suo volto paterno e perdonante. Fede speranza e amore costituiscono così tre dimensioni fondamentali dell’esistenza cristiana. Le parole di Gesù contengono proprio questa idea forte, quella di una fede che genera una pazienza capace di tutto sostenere.
Non è un caso che l’evangelista ponga le parole di Gesù sulla “pazienza” dopo quelle che evocano la possibilità reale di fatti tragici, catastrofi naturali, sofferenze fisiche dell’umanità, ma nello stesso tempo l’assicurazione che non un capello del capo andrà perduto. Forse ci vuol dire che in fondo c’è una prospettiva comune, precisamente quella della fede in lui operante nella storia capace di farci vivere già ora, nelle tante contraddizioni della vita, la salvezza che troverà il suo compimento alla fine dei tempi, ma che l’evangelista Luca pone nel suo inizio già ora.

 

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