Attualità (14-04-2013)

VERSO QUALE MODELLO DI CHIESA ?

Il Giovedì Santo, imitando il gesto fatto da Gesù durante l’ultima cena, così come ce lo racconta l’evangelista Giovanni, ho lavato i piedi ad alcuni bambini e ad un gruppetto di profughi usciti dalla Libia, ma originari di vari Paesi dell’Africa e dell’Asia, che ultimamente sono stati oggetto di discussioni e manifestazioni. Alcuni di questi ultimi erano musulmani, ma hanno accettato volentieri di partecipare a questo rito come segno di gratitudine e di fraternità verso la nostra comunità cristiana.Al momento della lavanda, quando mi sono tolto l’abito liturgico, e mi sono cinto il grembiule, mi sono tornate alla mente le parole di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi, morto 20 anni fa, di cui è in corso il processo di beatificazione, che ho avuto l’onore di conoscere bene. Egli diceva: “Il grembiule è l’unico paramento sacerdotale registrato dal Vangelo, che non parla di stole né di piviali, ma solo di questo panno rozzo, che il Maestro si cinse ai fianchi con un gesto squisitamente sacerdotale”. E ancora: “La stola e il grembiule sono quasi il diritto e il rovescio di un unico panno di servizio reso a Dio e il servizio reso al prossimo”.
Papa Francesco, quella stessa sera, allo splendore della Basilica di S. Giovanni in Laterano, dove ha sede la cattedra del vescovo di Roma e dove di solito si svolgeva la celebrazione del Giovedì santo con il rito della lavanda, ha preferito l’umiltà del carcere minorile di Casal del Marmo, estrema periferia romana. Era consuetudine che i dodici a cui venivano lavati i piedi fossero monsignori della Curia, preti e seminaristi, ma Papa Francesco ha scelto giovani detenuti, tra cui due ragazze (assoluta novità!), una delle quali mussulmana.
Durante una congregazione generale, la riunione dei Cardinali prima del Conclave dal quale è stato eletto Papa, aveva detto: “La Chiesa è chiamata ad uscire da se stessa, verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali, quelle del mistero del peccato, dell’ingiustizia, di ogni forma di miseria”. Il modello di Chiesa che questo Papa ci presenta è quello di una Chiesa aperta, tesa all’annuncio del Vangelo a tutti, in particolare ai lontani, in dialogo col mondo. Se essa non esce da se stessa, dalle sue chiese e dalle sagrestie, dalle sue consuetudini che erroneamente chiama tradizioni, si ripiega su se stessa e si ammala. I mali della Chiesa hanno proprio le loro radici nelle sua autoreferenzialità, essa pensa di possedere Gesù Cristo al suo interno e non lo lascia uscire;, pensa di avere luce propria e non di riceverla dal Signore, e allora dà luogo a quel male che è la mondanità.: quel vivere per darsi gloria gli uni con gli altri.
Ci possono essere due tipi di Chiesa: la Chiesa evangelizzatrice, che esce da se stessa e va incontro all’uomo nella storia, come ce la presenta il Concilio; quella mondana, che vive in sé, da sé, per sé, legata ai suoi riti, ai suoi personaggi, alle sue tradizioni, indifferente al tempo e al contesto in cui vive.

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