Attualità (15-10-2017)

L’INDIFFERENZA RELIGIOSA

La parabola del vangelo di oggi è inquietante. Quegli invitati siamo noi che non comprendiamo il valore di partecipare al banchetto di nozze del figlio del re, che non apprezziamo questa opportunità, che veniamo infastiditi da un diversivo che ci distoglie dai nostri interessi. E dentro di noi ci diciamo: “Chi se ne importa? Ho altro da fare!”.
L’indifferenza verso Dio e verso il suo amore per l’umanità è molto estesa. Ma non tutte le persone hanno lo stesso comportamento: c’è chi vive l’indifferenza verso Dio come una delle forme di una più complessiva passività, che rende stanchi della vita, pigri, apatici; c’è quella di chi avverte Dio come un concorrente delle proprie attività e dei propri interessi; c’è chi è indifferente perché non ha capito il valore dell’invito. Tutte e tre queste categorie di persone vivono Dio come un intruso che disturba l’esistenza.
Ci sono persone che subiscono la vita, seguono l’onda, e sono presi da un’indifferenza che riguarda non solo Dio, ma anche la propria vita: il rapporto con gli altri, le responsabilità, il proprio futuro, vissuto non come promessa, ma come minaccia. Sono persone che non hanno ancora incontrato qualcuno che faccia scoccare la scintilla che accenda la loro vita. Appartengono a quella folla di poveri, di senso, di speranza, che vengono chiamati in seconda battuta, dopo che gli invitati hanno declinato l’invito. E li incontriamo nella sala del banchetto.
Ci sono poi quegli indifferenti che non hanno tempo per Dio, perché hanno tante cose “serie” da fare. Devono occuparsi dei loro affari, dei loro interessi; e poi hanno il diritto di godersela un po’! Si sono così attaccati alla vita da non rendersi conto delle sue vere dimensioni, della sua profondità. Non hanno mai tempo per il Signore, pensano di potersela cavare da soli: nelle loro giornate non c’è tempo per il silenzio, per la preghiera, per la considerazione di Dio. Hanno un modo di vivere alla superficie, che non permette di gustare, di desiderare, di cercare ciò che sta in profondità; e non si accorgono che nella loro vita mancano la gioia, la gratuità, l’amore: proprio ciò che Dio vorrebbe donarci invitandoci alla sua festa. Il consumismo riempie la vita di cose, soffoca l’essenziale con l’effimero e anestetizza le coscienze.
Ci sono, infine, coloro che vedono Dio come uno che alla vita toglie qualcosa. Forse hanno sempre incontrato persone che hanno parlato loro solo di sacrifici, di rinunce, di mortificazioni, di doveri e di impegni. Una vita cristiana senza amore, senza festa, senza Dio. Pensano che essere cristiani significhi vendere tutto, ma senza trovare nessun tesoro. Più che essere indifferenti sono infastiditi da Dio: per loro Dio non è uno che invita alla festa, ma toglie valore e ricchezza alla vita.
Tutte queste situazioni, più che giudicare, invitano le comunità cristiane a chiedersi qual è l’immagine di Dio e di vita cristiana che comunicano, soprattutto alle nuove generazioni.

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