Attualità (17-03-2019)

MIGRANTI, COSTITUZIONE, CRISTIANI

“Prima le persone!”. Non vuole essere uno slogan da contrapporre ad altri, è un principio che, nella sua semplicità, traduce i principi della nostra Costituzione.
Per un cristiano quei valori hanno sorgente dal Vangelo che ci consegna una spiritualità che è profezia di umanità. La vita di una persona va al di là del luogo di nascita e ha una dimensione universalistica che ci fa essere tutti figli di Dio, e, per questo, fratelli. E’ questa spiritualità incarnata che ci fa essere intransigenti difensori di diritti e dignità Dice Papa Francesco: “Occorre passare dal considerare l’altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che, con la sua esperienza di vita e i suoi valori, può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società”.
E prosegue parlando dei migranti: “Sono sfollati a causa di conflitti, disastri naturali, e persecuzioni. Tutti costoro sperano che abbiamo il coraggio di abbattere il muro di quella complicità comoda e muta che aggrava la loro situazione di abbandono e che poniamo su di loro la nostra attenzione, la nostra compassione e la nostra dedizione”.
E’ un’esigenza di carità e di giustizia a muovere la nostra richiesta di governare un fenomeno complesso e sfaccettato, con misure che non calpestino il nostro senso di umanità salvando, ad esempio, la vita di chi rischia di naufragare, né sviliscano le tante esperienze positive di accoglienza e integrazione che, in questi anni un po’ ovunque, abbiamo visto realizzarsi. Nella grande maggioranza dei casi chi opera nell’accoglienza, lavora bene e produce effetti positivi per tutta la comunità. E lo fa coltivando quel sentimento di mitezza che, a partire dal linguaggio, segna una differenza con chi si esprime con brutalità e aggressività.
Parlare di “fine della pacchia”, “basta mangiatoie”, “business delle cooperative” offende chi si impegna a irrorare di fraternità, pace e coesione la nostra società. C’è una moltitudine di persone che si adopera per il prossimo, al di là del ritorno economico comunque indispensabile, là dove sono in campo professionalità e competenze. E’ un patrimonio che sta dentro anche la nostra chiesa, perché le profonde motivazioni evangeliche che ci animano ci rendono impossibile lasciare una persona fuori dalla porta.
Questo clima di degrado dei valori di umanità e fraternità riguarda anche l’educazione delle nuove generazioni e il nostro essere cristiani. Una politica alla ricerca di consenso, sfruttando paure e offrendo capri espiatori, si propaga anche nelle viscere della società. Rinneghiamo così i valori della Costituzione e seminiamo odio, conflitti e sopraffazioni nella società di domani.
Come cristiani non possiamo non interrogarci. Il Vangelo non è un simbolo da agitare per segnare l’appartenenza a una fazione, ma va letto e messo in pratica. “Prima le persone” è guardare il mondo dalla prospettiva che Gesù ci ha insegnato, quella dei più poveri, degli umili e degli indifesi. E’ adoperarsi per affermare i loro diritti, la loro dignità e fraternità come Gesù ci ha insegnato.

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