Attualità (17-05-2015)

GENITORI UN PO’ SI NASCE, UN PO’ SI DIVENTA

Dott.ssa Laura Gremignai
(seconda e ultima parte)
La disciplina prevede che i genitori identifichino e si aspettino un comportamento responsabile da parte del bambino. Comprende la formulazione di limitazioni o regole, che devono essere chiare, ragionevoli e appropriate all’età. Le punizioni costituiscono il modo meno efficace di far rispettare le regole. Il dialogo e il rinforzo positivo delle azioni corrette sortiscono effetti migliori. Spesso i genitori rimproverano e puniscono i propri figli per un comportamento sbagliato ma si dimenticano spesso di valorizzare i comportamenti corretti dandoli per scontato. Per rispetto, infine, si intende fornire al bambino la libertà di pensiero e di espressione. Ha un’importanza pari alle due precedenti in quanto senza di esso i genitori eserciterebbero un controllo psicologico sul figlio. Il controllo può limitare la possibilità che il bambino sviluppi un’identità, una buona autostima, e impedisca inoltre un’adeguata comprensione ed espressione delle emozioni. Tenendo conto di tutto quello detto fino ad ora otteniamo quattro diverse tipologie di genitori:
POSITIVI: genitori che offrono cure, disciplina e rispettano i figli. I bambini hanno una buona autostima, sono rispettosi e responsabili, hanno una buona capacità empatica, controllo emozionale e una buona abilità a gestire i conflitti.
PERMISSIVI: genitori che amano e rispettano i figli, ma sono carenti nella disciplina. I bambini hanno una buona autostima, sono competenti in molte aree, tuttavia hanno uno scarso senso di responsabilità e possono presentare dei problemi comportamentali.
DOMINANTI: genitori che utilizzano la disciplina ma non curano né rispettano i figli. I bambini hanno una scarsa autostima, alti livelli di ansia e depressione. Non sono molto competenti socialmente, hanno problemi scolastici e comportamentali.
DISTACCATI: genitori che non curano, né rispettano, né disciplinano. I bambini hanno una scarsa autostima, depressione e scarsa competenza sociale.
I genitori competenti, ossia positivi, sanno manifestare affetto, cura, protezione in modo continuo, senza condizionare i propri figli. Stimolano adeguatamente i suoi interessi, attitudini e sono disponibili ad instaurare con il figlio un dialogo, valorizzando i suoi pensieri, le sue emozioni e aiutandolo a sviluppare la sua autostima e le sue competenze personali e le sue competenze personali e relazionali. Concludendo la genitorialità implica un processo di riconoscimento del figlio come altro da sé. In questo senso è assolutamente fondamentale che alla nascita del bambino la coppia abbia fatto un passaggio fondamentale, quello da coppia a genitori. Questa dovrebbe essere un’evoluzione e una crescita della coppia e non una “rottura”. Spesso invece alla nascita del bambino la coppia si allontana e all’interno del singolo riemergono esperienze, vissuti infantili e relazionali da guardare, comprendere e rielaborare. Il bambino fa da specchio al genitore agganciandosi al quella sfera emotiva che fa riemergere ricordi infantili che, se positivi, possono essere di aiuto alla genitorialità ma, se sono negativi, potrebbero creare problemi. Il bambino è una persona reale e, come diceva Diego Napolitani, “…è un animale mancante…”, deve quindi essere sostenuto, gestito e rifornito dai genitori, i quali dovranno creare per lui un ambiente sociale e psicologico all’interno del quale il bambino possa sentirsi al sicuro.
Come ebbe a rispondere Gustav Jung a chi gli domandava come diventare un buon genitore, non c’è un percorso per diventare buoni genitori ma uno per diventare buone persone. Una persona, infatti, che ha fatto i conti con i propri contenuti interiori e li ha rielaborati sviluppando un’adeguata autostima e serenità ha molte più probabilità di diventare un buon genitore.

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