attualità (18-03-2018)

CONTEMPLARE IL CROCIFISSO

Avvicinandoci alla pasqua, la liturgia ci presenta con più forza la figura di Gesù Crocifisso, e ci suscita una domanda che percorre tutto il vangelo: chi è Gesù? E’ proprio la croce, paradossalmente a svelarlo, perché quella è l’”ora” in cui tutto viene manifestato.
Viene manifestato Gesù. La sua divinità appare proprio nella debolezza, nella fragilità, là dove mai gli uomini avrebbero creduto di trovare Dio. Abituati ad associare Dio ad una forza ead una potenza straordinarie, a cui nulla può resistere, noi facciamo fatica a riconoscerlo nel volto sfigurato di Cristo. Abituati a considerare Dio come colui che sfugge alle insidie degli uomini e ai loro tranelli e riporta sempre la vittoria, ci troviamo in difficoltà davanti alla condanna e alle umiliazioni a cui viene sottoposto Gesù, alla sconfitta che subisce sotto gli occhi di tutti. Non sono dunque i miracoli che ci forniscono la prova decisiva della sua divinità: essi sono solo dei “segni”. E’ la sua morte, per amore, che risulta fondamentale per cogliere la sua identità. Il Messia disarmato e flagellato, condannato e messo a morte, emana una forza interiore a cui non si può resistere.. E’ la forza dell’amore, che non si dà per vinto, neanche di fronte al rifiuto, all’ingratitudine, alla cattiveria. Ed è, insieme, la forza della carità che trionfa sulle oscure forze del male. L’ora delle tenebre, l’ora in cui si scatena la violenza ingiusta, l’ora in cui il male sembra avere il sopravvento, è l’ora della luce, della testimonianza, della fedeltà fino in fondo ad un progetto di amore.
Assieme a Gesù viene manifestato anche il volto di Dio, il Padre. Cadono le maschere che troppo spesso gli uomini hanno appiccicato al suo volto. Non è affatto il Dio che esige il sacrificio degli uomini, ma il Dio che offre il suo Figlio. E “soffre” accanto a lui sulla croce. Non è il Dio che piega gli uomini al suo volere, ma colui che propone loro un progetto d’amore e lo fa attraverso la croce del suo Figlio. Non è il Dio che resta tutto sommato lontano dalle vicende umane, ma il Dio che pianta la sua tenda nella storia degli uomini e corre tutti i rischi che questo comporta.
E viene svelata anche la nostra identità. Ai piedi della croce noi ci scopriamo destinatari di questo amore tanto smisurato da essere sconvolgente. Ai piedi della croce noi riceviamo il dono che Cristo ci fa della sua vita. Ci lasciamo dunque bagnare dall’acqua e dal sangue che scendono dal suo costato aperto, ci lasciamo rigenerare dal Battesimo e dall’Eucarestia, dalla grazia “a caro prezzo”, dal sacrificio che cambia la storia, a partire da quella nostra personale, individuale. E’ proprio dalla croce, strumento di condanna e di morte dolorosa, che ci giunge la vita. Quel legno, irrorato dal sudore dell’agonia, dal sangue che esce da un corpo martoriato, diventa l’albero della vita a cui tutti ci rivolgiamo per ricevere misericordia e salvezza. Da quel legno, issato sulla collina del Calvario, scende a noi la grazia di Dio, come un dono immeritato, il dono di una vita, spezzata per amore.

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