Attualità (21-01-2018)

FEDE: DECISIONE SENZA TENTENNAMENTI

La maggior parte delle persone adulte sono cresciute in un ambiente che le ha educate ad una vita cristiana quasi naturale: tutti venivano battezzati da bambini, ricevevano la comunione e la cresima dopo aver frequentato il catechismo, andavano alla messa la domenica e le altre feste comandate, tutti facevano riferimento al parroco e alla parrocchia e molti davano anche una mano alle varie attività. Se avessimo domandato a qualcuno da quando era divenuto credente e quale evento avesse determinato la sua fede, non avrebbe saputo rispondere, e avrebbe detto che era stato credente fin dalla nascita ed era cresciuto nell’esperienza della fede. Spesso questo modello di fede accompagnava il fedele fino al termine del suo cammino in terra, e non si cercavano, né si sentiva l’esigenza di modelli di fede differenti. Anzi, la fedeltà era proprio intesa come impegno a ripetere questi atti e a trasmetterli alle nuove generazioni.
Raramente ci si poneva delle domande: che senso avevano quelle abitudini? Perché un certo stile di vita? Questa ripetitività non rimotivata e approfondita è sicuramente stata una delle cause della perdita della fede da parte di tanti giovani.
Il vangelo di oggi della chiamata dei primi discepoli ci provoca una grande emozione, perché ci fa ricordare e rivivere il momento del nostro primo incontro vivo con Gesù,la nostra decisione per una vita con lui, segnata dalla sua presenza, dal suo insegnamento, dalla condivisione della sua esistenza e della sua missione. Una vera relazione che, come tutte le relazioni, ha avuto ed ha i suoi momenti intensi e quelli spenti, quelli dell’entusiasmo e quelli della stanchezza. Ciascuno di noi ha una propria storia con il Signore, e ci fa bene ogni tanto ricordarne l’inizio. Quel giorno, molto spesso della nostra giovinezza ( ma… “non è mai troppo tardi!”), in cui è come se si fosse accesa una luce dentro di noi, e ha illuminato un paesaggio interiore al centro del quale stava la persona di Gesù, ed era come se noi fossimo unici per lui. Abbiamo intuito quanto noi fossimo importanti per lui che ci chiamava a seguirlo e dava alla nostra vita uno slancio impensato. Eravamo qualcuno per lui! Lui che aveva parole diverse da quelle di altri e apriva alle nostre esistenze orizzonti di pienezza, di infinito, di eternità. Quello che avevamo atteso e desiderato ora si realizzava; prima non ne sapevamo il nome, ora l’avevamo capito: il tempo era compiuto!
Sono seguiti anche giorni opachi e faticosi, in cui l’abitudine ha rischiato di prendere il sopravvento, quando ci siamo domandati: “Ma chi me lo fa fare?”. E’ la stessa storia dei primi discepoli, che hanno seguito e abbandonato il Maestro: che sono stati affascinati dalle sue parole e hanno dubitato di lui…
Perchè la nostra decisione per lui sia senza tentennamenti come quella del primo giorno occorre ritornare ogni tanto con la memoria al momento sorgivo della nostra fede, e riascoltare dentro di noi la parola che ci ha invitato a seguirlo e che ha cambiato l’orizzonte della nostra vita.

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