Attualità (22-09-2019)

NON RASSEGNARCI ALL’INGIUSTIZIA

Il panorama dell’ingiustizia è cambiato molto rapidamente negli ultimi 20 anni. Certamente esistono ancora paesi ricchi e paesi poveri, ma l’accesso al sapere si è molto ampliato; i poveri hanno molte più conoscenze di prima e molta meno riverenza verso le autorità costituite; i ceti medi sono in larga parte impoveriti. Nei paesi del così detto Terzo mondo la medicina ha aumentato la speranza di vita e con essa il numero degli abitanti, mentre l’istruzione ha fatto crescere il senso di dignità di ogni persona e con esso, spesso, il risentimento verso nazioni ricche che hanno corrotto governanti e depredato risorse. Il risultato di questo processo è l’enorme crescita di un ceto medio impoverito che per anni si è vergognato di chiedere, e ora è passato alla rivendicazione.
La nuova vulnerabilità è un’area molto consistente di cittadini, prevalentemente autoctoni, spesso con lavoro, titolo di studio e proprietari di una abitazione, in difficoltà a motivo dell’evaporazione delle reti sociali e familiari e assolutamente non disposti a rinunciare a nessuna opportunità. Non è soltanto l’Africa il luogo delle povertà clamorose, né i centri di accoglienza per profughi o i Centri d’ascolto Caritas. All’interno delle nostre comunità ci sono persone in difficoltà. La gente si indebita perché tende a vivere al di sopra delle proprie possibilità, è arrabbiata perché il lavoro è precario e sottopagato; ha sofferenze psicologiche perché tutta la vita intorno a noi è diventata troppo esigente. Sono situazioni molto vicine a noi, tra i nostri parenti e conoscenti, tra i nostri compagni di banco quando andiamo alla messa. Queste situazioni non ci interpellano solo singolarmente. Nessuno ce la fa da solo. Aiutiamoci a leggere le nostre difficoltà pregando insieme, intorno alla parola di Dio. Se sappiamo testimoniare come chiesa di essere un gruppo che si sostiene reciprocamente, verrà spontaneo aprirsi agli altri e potremo far sorgere in altri ancora l’interrogativo del come noi riusciamo a fare queste cose.

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