Attualità (25-05-2014)

UNA COMUNITA’ EDUCANTE

In queste ultime settimane si sono svolti due importanti eventi riguardanti la scuola: uno, a livello locale, sabato 5 aprile, alla Brilla organizzato dall’Amministrazione comunale chiamato “Stati generali della Scuola”, che ha visto presenti non solo le scuole, ma rappresentanze di tante realtà impegnate nell’educazione e nella formazione; e uno, sabato 10 maggio, a Roma, a livello nazionale, che ha visto più di trecentomila persone, alunni, insegnanti, dirigenti, personale non docente, genitori e familiari radunate intorno a papa Francesco.
Ambedue le manifestazioni, hanno mostrato che, al di là delle ideologie e delle appartenenze, delle differenze tra scuola pubblica e scuola privata, il tema dell’educazione sta a cuore a tutte le componenti della società, e che queste vogliono trovare un modo per assolvere a questo compito nella corresponsabilità, senza deleghe a questo o quel soggetto.
“Per educare un figlio, ha detto papa Francesco, ci vuole un villaggio” e i genitori e gli insegnanti non devono sentirsi soli.
Le due giornate hanno messo in evidenza l’urgenza di una rinnovata alleanza tra famiglia e scuola, tra genitori e insegnanti, ma anche con le comunità parrocchiali, le associazioni sportive… Ci vuole un progetto condiviso, un’intera comunità educante che si costituisce nel paese e nella città.
Genitori e insegnanti sanno bene che la scuola è un irrinunciabile bene comune per il futuro delle nuove generazioni.
Papa Francesco, nel suo discorso, ha detto che nella scuola si devono apprendere “le tre lingue che una persona matura deve saper parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore, la lingua delle mani”:
quello della testa per imparare con la ragione, quello del cuore per imparare le relazioni con gli altri e l’amore al vero, al bello e al giusto, e il linguaggio delle mani per diventare costruttori concreti del bene e del futuro.
Pur in mezzo a tante forze disgregatrici e distruttive, gli studenti, le famiglie, le scuole, le parrocchie e le altre forze del territorio sapranno fare tesoro di queste indicazioni, si dovranno impegnare a “non lasciarsi rubare l’amore per la scuola”.
Le famiglie cristiane si sentono impegnate a partecipare alla progettazione della scuola non per imporvi le proprie idee, ma per costruire un progetto di bene comune del quale fanno parte anche i valori evangelici dell’accoglienza, della solidarietà, dell’attenzione ai più deboli… Si tratta di fornire non solo abilità, ma una vera e propria coscienza, che è parte fondamentale della formazione integrale dell’uomo e del cittadino e un obiettivo che deve stare a cuore a tutti. Speriamo che anche coloro che hanno responsabilità politiche facciano tutto quanto è nelle loro possibilità perché la scuola è, già oggi, il nostro futuro.

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