Attualità (25-11-2018)

POVERI CON PROBLEMI NON ECONOMICI

Siamo abituati a pensare i poveri come coloro a cui mancano le risorse economiche per una vita dignitosa, e spesso le risposte ai poveri sono organizzate per fornire loro denari, generi alimentari, indumenti, e, in mancanza di queste possibilità, vengono rimandati senza alcuna risposta.
Ma c’è, ed è in crescita, un’altra dimensione della povertà e del disagio che non dobbiamo dimenticare. Riguarda coloro che si avvicinano alle nostre parrocchie e al Centro d’Ascolto, magari dopo aver tentato con le istituzioni pubbliche, per problemi che non afferiscono direttamente all’ambito economico. Per tali persone, in gran parte italiane, le aree di maggiore criticità sono legate alla salute (per lo più casi di malattia mentale e depressione), a problemi familiari (morte di un congiunto, separazioni e divorzi, conflittualità di coppia, difficoltà di assistenza di parenti, figli con problemi di dipendenza da droghe, dal gioco ecc.) e alla area della detenzione o comunque dei problemi con la giustizia.
Queste fragilità sono l’emblema di una povertà che può assumere mille volti e declinarsi in tante sotto-dimensioni, per rispondere alle quali un approccio puramente economicista non è sufficiente: ci vuole un paradigma per cui il sociale vada di pari passo con l’economico. E’ necessario, cioè, prevedere per le persone che sperimentano una conclamata difficoltà economica, un intervento che coniuga benefici economici e progetti personalizzati, atti a favorire l’inclusione sociale e lavorativa per il superamento dello stato di povertà. Il tutto promuovendo il coinvolgimento delle comunità locali, indispensabili per la costruzione di sistemi territoriali solidali a sostegno delle situazioni di fragilità. Un approccio multidimensionale e innovativo che si è tentato di avviare con il reddito di inclusione, che però ha bisogno di essere ampliato e rafforzato; non c’è ragione perché venga interrotto.

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