Attualità (26-01-2014)

PAROLE  PER UN MONDO MIGLIORE

Domenica scorsa si è svolta la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, e, in quell’occasione il S. Padre, Papa Francesco, ha pubblicato, s7ull’argomento, un messaggio alle comunità cristiane. La famiglia umana spera in un futuro migliore, ci ricorda il Papa, e come comunità cristiana siamo chiamati a condividere la stessa fiducia e speranza, in un mondo globale, con mutamenti e globalità crescenti.
Per preparare un mondo migliore servono parole e gesti che imparino ed esprimano la differenza. Infatti, ricorda Papa Francesco,, “se da una parte le migrazioni denunciano spesso carenze e lacune degli Stati e della Comunità internazionale, dall’altra rivelano anche l’aspirazione dell’umanità a vivere l’unità nel rispetto delle differenze, l’accoglienza e l’ospitalità che permettano l’equa condivisione dei beni della terra, la tutela e la promozione della dignità e della centralità di ogni essere umano”.
Purtroppo la nostra natura tradisce questa aspirazione e speranza umana e legge la mobilità nel segno del peccato e non della Grazia, sostituendo alla solidarietà e alla fraternità la diffidenza, la chiusura, il rifiuto, la discriminazione, l’esclusione. S’invoca la salvaguardia di una cultura, di un’identità, la precedenza sul lavoro e sul godimento dei beni della terra o la sicurezza per lasciare fuori dalle porte dei nostri Paesi e dei nostri territori persone e famiglie in fuga. Sono cose che accadono non solo lontano da noi, ma anche in mezzo a noi. E’ appena del maggio scorso una lettera aperta dell’amministrazione comunale alle comunità della nostra unità pastorale, nella quale si spiegava che la pratica dell’accoglienza, promossa dal parroco non è attuabile nel nostro territorio, già carico di tanti suoi problemi. E nessun cristiano si è risentito! L’economia del mercato, del profitto, e dell’egoismo, più che della comunione, rischia di essere prevalente e di soffocare, anziché promuovere, le aspirazioni umane di chi si mette in cammino e lascia la propria povera terra. E’ necessario “passare dalla cultura dello scarto ad una cultura dell’incontro e dell’accoglienza”, ricorda Papa Francesco: un cambiamento culturale che chiede la responsabilità di tutti.
Guardando i volti dei migranti e dei rifugiati, non possiamo non volere per loro qualcosa “di più”. Le comunità cristiane proprio a questo sono chiamate, anche e soprattutto quando incontrano difficoltà e contrarietà, sia intorno a loro, che al proprio interno, perché la loro legge non è quella della convenienza e dell’opportunità, ma quella del Vangelo: “ero straniero e mi avete ospitato”. La Chiesa è impegnata a “superare gli effetti negativi” delle migrazioni e “valorizzare le ricadute positive sulle comunità di origine, di transito e di destinazione dei movimenti migratori. Cooperazione internazionale collaborazione tra paesi, nuove normative sono percorsi che possono tutelare i migranti, e, al tempo stesso, favorire la rinascita dei paesi da cui provengono: “nessun Paese, ricorda ancora il Papa, può affrontare da solo le difficoltà connesse a questo fenomeno, che è così ampio da interessare ormai tutti i continenti nel duplice movimento di immigrazione e emigrazione”. E’ quanto, sia pure tra critiche e dissensi, cerchiamo di fare in piccolo nella nostra comunità pastorale con la missione di Yalgo, in Burkina Faso, Muhura, in Ruanda e quanto vorremmo fare, in un rapporto di condivisione e di scambio, con la regione del Kivu, in Congo, da cui provengono le nostre suore. Dal punto di vista quantitativo sono piccole cose, ma costituisco l’inizio di un cammino che vuole portare ad una nuova cultura e a nuovi atteggiamenti, come suggerisce il Papa. Sono fatti e parole con cui le nostre comunità cercano di imparare e insegnare anche alle nuove generazioni il cammino verso un mondo migliore. Incontro, accoglienza, ospitalità, tutela, condivisione, dialogo, rispetto delle differenze: sono parole che danno qualità alla nostra nuova evangelizzazione, soprattutto se accompagnate da una testimonianza di vita personale e di comunità, da una responsabilità condivisa verso un mondo in cammino.

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