Attualità (26-05-2019)

QUALE FEDELTA’ PER I DISCEPOLI DI OGGI?

I primi capitoli degli Atti degli Apostoli, che leggiamo in queste domeniche di Pasqua ci narrano il nascere e lo svilupparsi della Chiesa dopo che Gesù è asceso al cielo e sugli apostoli è disceso lo Spirito santo a Pentecoste.
La prima comunità si trova subito di fronte a un tornante difficile, ma anche decisivo. L’interrogativo non è di poco conto: aderire a Gesù significa passare obbligatoriamente attraverso la Torah (la Legge) e assumere l’identità giudaica (la circoncisione)? La decisione non è addebitata alla capacità degli apostoli, custodi della tradizione evangelica, ma all’azione dello Spirito.
Gli apostoli erano tutti ebrei, ma anno compreso come un’autentica fedeltà a Gesù domandava loro di abbandonare alcune certezze ben ancorate nella loro vita e di andare oltre la tradizione di Mosè, cosa inaudita nella pratica religiosa degli ebrei. Per fare questo hanno dovuto mettersi in ascolto dello Spirito santo che “conduce verso la verità tutta intera”.
Essere fedeli, dunque, non coincide con una fissazione sul passato, né con una ripetizione servile delle cose antiche. Gesù collega la fedeltà alla sua parola e all’amore che proviamo per lui. L’amore è un dono, ma è anche da costruire, da inventare ogni giorno.
Questa creatività è sorgente di vita e si realizza alla luce della parola di Dio, una parola che ci raggiunge nelle diverse circostanze dell’esistenza. A noi, allora, tocca inventare, con la luce dello Spirito e nella Chiesa, un modo nostro, personale e comunitario di rimanere fedeli a Gesù, al suo amore e alla sua parola. Questa fedeltà consente anche, non tanto di evitare le differenze di vedute e i conflitti nella Chiesa, ma di affrontarli con pazienza e costruttività, lasciandosi guidare dallo Spirito santo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *