Attualità (27-01-2019)

GUERRA GIUSTA?

Ho sempre partecipato con un certo imbarazzo alle commemorazioni della vittoria della prima guerra mondiale presso i monumenti ai caduti presenti in quasi tutti i paesi. Presenziavano le autorità civili e militari, le associazioni di ex combattenti e le scuole. Ho provato un po’ di sollievo quando non sono più stato invitato, come “autorità religiosa”, forse anche perché le mie brevi riflessioni e preghiere non erano in linea con l’enfasi e la retorica di tali celebrazioni.
Il 2018 è stato il centenario della fine della prima guerra mondiale, e Mons. Ivo Muser, vescovo di Bolzano ha scritto ai fedeli della sua diocesi una lettera pastorale sul significato di quel conflitto che è stato la “catastrofe primigenia del XX secolo e la radice del nazionalsocialismo e della seconda guerra mondiale”. In questo conflitto di vaste proporzioni “ si fronteggiarono soprattutto cristiani e nazioni che con naturalezza si dicevano cristiane”, e cita un’affermazione del suo predecessore, il principe vescovo Franz Egger: “Se mai c’è stata una guerra giusta, allora è sicuramente quella attuale”; e la sua preghiera: “Dio onnipotente, re del cielo e della terra, re delle schiere della guerra e sostegno del mondo, benedici con il tuo sangue innocente le armi imperiali… conserva i combattenti nella loro fedeltà incrollabile e guidali in battaglie colme di fiducia sino alla felice vittoria”.
Le radici di questa “inutile strage”, come la definì papa Benedetto XVI sono da ricercare nel “nazionalismo diventato un surrogato della religione; l’odio, il disprezzo e l’arroganza verso altri popoli, la pretesa ingiustificata di potere assoluto su vita e morte, ma anche la brama di ricchezza e di conquista. Allora come oggi la pace viene minacciata da massicci deficit di giustizia e violazioni dei diritti umani. Particolarmente pericolose sono anche la glorificazione e la giustificazione della violenza: un chiaro e forte no deve attraversare tutta la nostra società, quando gruppi di persone sono sospettati in modo generico e quando s’invita a ripulire la nostra terra da determinate categorie di persone”.
“Nessuno dovrebbe parlare di vittoria… alla fine di ogni guerra ci sono sempre e solo degli sconfitti”. “I monumenti di ogni genere inneggianti alla vittoria, che rimandano a dittature e guerre dovrebbero perdere a loro forza di attrazione”.
“Auspico che ci sia donata la volontà di perseguire con decisione l’unità nella diversità: qui e in un’Europa comune, dove diverse culture, lingue e confessioni religiose si incontrano e s’impreziosiscono reciprocamente”.
“Conoscere veramente l’altro costruisce un ponte per la pace”.

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