Attualità (29-10-2017)

L’AMORE COMPENDIO DELLA VITA CRISTIANA

E’ un fatto veramente grave che nel linguaggio comune, anche all’interno delle comunità cristiane, accanto alla parola “carità” si sia unito il verbo “fare”: fare la carità.
Il vecchio catechismo insegnava che la carità è, insieme alla fede e alla speranza, una virtù teologale; ciò significa che trova in Dio il fondamento, la causa e il modello. “Dio è carità”, dice la Scrittura; se si dicesse che Dio fa la carità, vorrebbe dire che Egli fa della carità un fatto occasionale, anche se frequente, e intermittente. Ma in Dio la carità è un modo di essere, di relazione all’interno della comunità che è la santissima Trinità ed è l’unico modo di relazionarsi con gli uomini, con tutti gli uomini.
Pensiamo, se, parlando dei cristiani e delle comunità cristiane si dicesse: “sono carità”! Come cambierebbero radicalmente le cose. La parola di Dio lega anche strettamente l’amore di Dio e l’amore del prossimo. L’amore verso Dio è il primo e grande comandamento. E l’amore verso il prossimo è simile all’amore di Dio quando arriva ad amare i nemici e coloro che nessuno ama, o che non hanno alcun merito per essere amati. Un amore così pieno e così estremo solo Dio può donarlo a chi fa di tutto per essere aperto alla comunione con Lui. Proprio perché l’amore al prossimo è così importante, diventa decisiva la comunione profonda con Dio che lo rende possibile.
Nella nostra cultura l’amore ha una connotazione soprattutto sentimentale, nelle Scritture, invece, indica una volontà determinata ad essere fedeli a Dio, una lealtà a tutta prova nei suoi riguardi, un “attaccamento” che appare vero se tradotto in concreta pratica di vita, un modo permanente di essere in ogni circostanza.
Anche l’amore verso il prossimo non coinvolge soltanto la dimensione sentimentale della nostra vita, ma tutto ciò che siamo e tutto ciò che possediamo, e non solo il superfluo. Si potrebbe dire: “Ama il prossimo tuo: è un altro te stesso”.
Gesù è colui che ha realizzato i due precetti dell’amore in modo supremo. Il suo amore verso il Padre è fatto di attaccamento, di ammirazione, e di disponibilità piena. Ma anche di conoscenza della sua infinita, inesauribile bontà, che ha generato in Gesù una fiducia senza riserve. E’ questa fiducia nel Padre, piena di ammirazione e di gratitudine, che spiega sia la piena disponibilità a compiere la sua volontà , sia la totale libertà di cui Gesù disponeva, che non si è mai piegata davanti a nulla. E Gesù ha usato questa libertà per amare le persone senza riserve, per andare incontro alle loro sofferenze e alle loro necessità. Senza il rapporto con il Padre questa libertà non sarebbe stata possibile. Essa è il frutto dell’amore a Dio nella concretezza dell’esistenza.

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