Attualità (3-02-2019)

PRECONCETTI E RIFIUTI

Un peccato, inteso come azione od omissione, si perdona; un preconcetto si può perdonare solo se c’è l’impegno dichiarato a cambiare mentalità. E poiché questa condizione si incontra difficilmente in chi è portatore di preconcetti, viene da concludere che il preconcetto difficilmente è perdonabile.
Nella sua vita terrena Gesù ha avuto da fare più con i preconcetti di scribi e farisei che con i peccati di prostitute e pubblicani. Più con i pregiudizi , le prevenzioni, e gli ipocriti pretesti dei primi, che con le miserie, le magagne e le sbandate dei secondi.
Prendiamo un esempio dal Vangelo. E’ sabato, i discepoli passando per campi di grano, si mettono a spigolare. I farisei gridano allo scandalo. Ma Gesù va giù di netto: “Il sabato è per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Mc 2,27). Lo scandalo dei farisei dipende dalla mancanza di apertura di cuore. Gesù invece è un uomo libero, non si sottopone alle aspettative di nessuno.
“Ci sono prove sufficienti per chi è disponibile a credere. Ma per chi non è disponibile, nessuna prova è sufficiente” (B. Pascal) Se uno preferisce il proprio pensiero, se privilegia il proprio io alla verità, allora il cuore inchioderà la mente al proprio punto di vista, ai propri gusti personali, ai propri idoli venerandi e inviolabili. La verità la cerca chi l’ama, e se la cerca prima o poi la trova. Chi invece non l’ama, non la cerca, inevitabilmente non la trova, né mai la troverà.
La comunità cristiana delle origini ha dovuto lottare molto per liberarsi da prevenzioni e preconcetti. Dal pregiudizio razziale: in Cristo Gesù “non c’è Giudeo né Greco”. Dal pregiudizio sociale: “non c’è schiavo né libero”., Dal pregiudizio sessista: “non c’è maschio né femmina” (Gal 3,28).
Tutta la storia della Chiesa è stata inquinata non solo dalle infedeltà personali, ma anche dalle prevenzioni e preconcetti. Si pensi all’accusa di deicidio, del tutto immotivata, rivolta contro gli ebrei, alle persecuzioni e a tutte le manifestazioni di antisemitismo. Si pensi alla fatica nel riconoscere la libertà di coscienza, come pure nel promuovere tutta una serie di valori autentici, quali la ragione, la scienza, la libertà, l’uguaglianza, la democrazia.
I pregiudizi sono quegli “idoli” che si radicano nella cultura, si stratificano nelle tradizioni, si condensano nell’opinione pubblica, si ramificano negli ambienti in cui si vive, e si depositano nell’esperienza personale. E diventano una sorta di lenti deformanti che impediscono di vedere il reale, e soprattutto di accoglierlo. Essi creano spesso emarginazione e solitudine a partire dalla critica corrosiva e selettiva nei confronti degli altri, fino a gravissimi episodi di intolleranza e di crudele violenza.

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