Attualità (30-03-2014)

I TAGLI ALLA SANITA’

Negli anni ‘80 nacquero in varie città d’Italia ambulatori medici generici e specialistici, dove medici volontari davano parte del loro tempo per prestazioni gratuite a persone che ne avevano necessità. Vi accedevano esclusivamente immigrati e profughi, perché il Servizio Sanitario Nazionale garantiva a tutti i cittadini italiani il diritto alla salute e l’accesso ai servizi.
Oggi, in Italia, curarsi sta diventando un lusso, non solo per gli immigrati, ma per tante famiglie dei nostri paesi e delle nostre città. La crisi tocca più di cinque milioni di italiani a cui manca il denaro per la visita specialistica o per pagare il ticket, che talvolta è pari o addirittura maggiore della spesa che si farebbe ricorrendo ai servizi privati. 

Alla parrocchia e al Centro “Ti ascolto” sono sempre più numerose le persone che si presentano oltre che per chiedere aiuto per affitti e bollette, anche per pagare ticket di visite e di esami e per acquistare farmaci.
Curarsi, per i poveri, sta diventando un lusso, e molti vi rinunciano.. Odontoiatri, oculisti ed altri specialisti sono diventati proibitivi, e ai servizi pubblici è possibile accedere dopo molto tempo di attesa. Per cassintegrati, pensionati, disoccupati, che fanno fatica già ad arrivare a fine mese, un ticket anche di soli venti o venticinque euro può diventare un problema. Alcuni di questi casi riguardano persone che avendo perso il lavoro, hanno perso anche la casa, perché non riuscivano più a pagare l’affitto o il mutuo. Senza la casa, hanno perso anche la residenza, e, con essa, il diritto all’assistenza. Entrano così in un labirinto senza uscita e in uno stato di prostrazione e di depressione.
A fronte di tutto questo le ASL non cercano di facilitare l’accesso ai servizi, anzi i dirigenti ed i primari che riescono a diminuire le prestazioni ed i ricoveri ricevono, in aggiunta ai loro già consistenti stipendi, un premio in denaro. Si premia per non servire!
Si è arrivati a questo punto, pur di ridurre la spesa sanitaria, mentre ogni giorno ci sentiamo raccontare di assessori e consiglieri regionali che ricevono rimborsi inimmaginabili e non dovuti, e di industrie farmaceutiche che fanno incassi da capogiro con la vendita di farmaci al Servizio Sanitario Nazionale.
La crisi, poi, sta aumentando i casi di patologie a mezzo tra il sociale e il sanitario, come le depressioni e le malattie mentali, le dipendenza da sostanze stupefacenti e da gioco. e nei confronti di queste situazioni si fa poco per curare e quasi nulla per prevenire.
Alcuni comuni hanno promosso sul loro territorio un ambulatorio sanitario che offre visite generiche o specialistiche a costo zero, o a tariffe agevolate. Anche alcune associazioni di volontariato si sono impegnate in questa direzione. Organizzazioni come Emergency e Medici senza Frontiere, che di solito operavano in situazioni di emergenza a causa di conflitti o di gravi povertà, hanno avviato strutture anche in Italia.
Una cosa è certa; questo è un settore che non può essere lasciato abbandonato a se stesso. Anche nel nostro territorio non può bastare il piccolo contributo che la parrocchia e il Centro “Ti Ascolto” danno a coloro che lo chiedono e ne hanno effettivamente bisogno. Bisognerà che ASL, comune, associazioni che già operano nel sanitario e hanno strutture e strumenti, si impegnino in progetti che, oltre al personale di cui già dispongono, coinvolgano anche professionisti volontari disponibili ad offrire il proprio apporto.
Si dovrà tornare alla solidarietà di paese, di quartiere, di piccole aree, capace di ascoltare, accogliere e servire le persone assai più delle grandi, complesse e quasi inaccessibili strutture, a cui, con la scusa dell’efficienza e del risparmio si è dato vita negli ultimi decenni e che ora si rivelano in difficoltà ad assolvere al compito che si erano assunte.

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