Attualità (6-01-2019)

RIFLESSIONI DOPO UN VIAGGIO IN BRASILE

In questi ultimi decenni ci siamo ubriacati di falsi valori con la conseguenza, dietro un apparente benessere, di peggiorare la vita di tutti: rapporti umani pietosi, la terra malata, l’aria irrespirabile, il cibo avvelenato.
Bisogna capovolgere la logica di questo consumismo, viviamo con la smania di avere sempre di più, convinti che solo appagandola si può stare meglio. In realtà ognuno di noi ha bisogno di pochissime cose. Ognuno di noi ha bisogno di sentire il valore della sua umanità. Pensiamo di aver capito tutto, di non aver bisogno di nessuno.
Invece abbiamo bisogno di imparare da tutti. Dom Helder Camara, grande vescovo brasiliano dei poveri, affermava: “Nessuno è talmente ricco da non aver bisogno degli altri, nessuno è talmente povero da non dare qualcosa agli altri”. Viaggiamo con ritmi folli, con la continua ansia di correre. Ritrovare la lentezza non vuol dire fare meno cose, ma fare una cosa alla volta. In Brasile visitando periferie impoverite dall’egoismo di pochi, il dolore visto e ascoltato è stato grande anche se il condividere con loro momenti concreti, fatti di relazione e aiuto attraverso il sostegno ad alcuni progetti, restituisce loro la vita, e fa sentire la densità della vita, ti apre dentro e senti il nocciolo della vita.
Oggi stiamo atrofizzando la nostra sensibilità. Stiamo perdendo il contatto carne a carne con l’altro. Non conta sapere se una persona crede o non crede, ma sapere se, davanti a uno che sta male, si ferma a soccorrerlo o passa oltre. E’ qui che rinnoviamo continuamente la nostra umanità, la nostra sensibilità, i nostri valori.
Oggi, in piena era della globalizzazione i virus non conoscono frontiere. Si possono combattere solo denunciandoli con chiarezza e franchezza. In Italia il virus più virulento è quello dell’ignoranza, che si accompagna spesso con la violenza e la menzogna. Ne vediamo i frutti nella vita quotidiana e nella politica. Si istillano a piccole dosi e sono veicolati dalla retorica e dal pensiero dominante. La retorica dominante non ha interesse a parlarne e allora possono agire indisturbati. I più esposti a questi virus sono i piccoli, i poveri, gli emarginati, quelli che fanno fatica che il sistema tende a moltiplicare e a mettere l’uno contro l’altro.
La vera emergenza di oggi è l’ignoranza. Servono anticorpi. Siamo in grado di produrli? E poi di diffonderli in modo che agiscano con efficacia?
Rispondere a queste domande non è facile, comporta che ognuno, a partire da chi ha maggiori responsabilità, si assuma impegni precisi. Ma se non cominciamo a dire le cose con franchezza e sviluppare un vero dibattito civile, ci limiteremo, come sempre, alla indignazione del momento, che non impedisce ai processi di svilupparsi, mentre ciascuno si limita a tutelare i propri interessi, a partire da quelli elettorali.

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