Attualità (6-07-2014)

LA NUOVA PARROCCHIA

Si afferma spesso che la società e la chiesa stanno vivendo un passaggio epocale. Per la verità, la chiesa non ha mai smesso di “passare” da una situazione ad un’altra.. La chiesa, infatti, sta dentro la storia e ne subisce i contraccolpi. Di fronte a questa situazione di cambiamento, i cristiani assumono atteggiamenti diversi: c’è chi vede la chiesa come detentrice della verità, che va proposta con forza, e chi invece vede la chiesa come compagna di viaggio degli uomini, dei quali condivide tutto, anche lo stato di incertezza e di provvisorietà. I primi vedono la chiesa come una certezza in mezzo al mondo in travaglio e di passaggio, i secondi la vedono come punto di riferimento possibile, per chi vuole e chi ci sta, mentre tutti insieme si sta “passando”. Questo vale per la chiesa universale, ma anche per la chiesa locale, la diocesi e la parrocchia. Per quest’ultima, forse, vale ancora di più perché nelle più ridotte realtà della chiesa, la frizione fra quello che era e quello che è diventa più evidente e tangibile La parrocchia sente la difficoltà a “fare parrocchia” come si è sempre fatto e la fatica a inventarne una nuova. I preti diminuiscono, i laici restano ancora troppo ai margini della vita pastorale, gli organismi di partecipazione faticano a funzionare. La “nuova” pastorale, là dove si tenta di attuarla, non cambia in profondità l’identità e l’agire della parrocchia, perché si aggiunge semplicemente al vecchio modo r dà origine a un complesso pesante di lavoro. Ma, soprattutto, la convergenza di antico e nuovo rende più difficile l’elaborazione di una linea coerente di vita pastorale. Il fatto fondamentale del cambiamento è che la chiesa, soprattutto a livello locale, da maggioranza è divenuta minoranza; e il passaggio non riguarda solo i numeri, ma anche le idee, i modi di pensare e di fare.
Proviamo a riflettere su alcuni dati: le parrocchie della diocesi di Lucca sono 362, per 320 mila abitanti, i preti 180, di cui 80 sopra i 75 anni. Fino a 30 anni fa ogni paesino aveva il parroco che risiedeva in parrocchia, come prescritto dal Concilio di Trento. Il rapporto di ogni fedele con la chiesa era profondamente segnato dal rapporto col prete, che spesso restava parroco di quella parrocchia per decenni o par tutta la vita Non è difficile notare vantaggi e limiti di questa situazione: il rapporto con la chiesa era profondamente segnato dal rapporto col prete.
Oggi non è più possibile costruire una comunità intorno al prete, ma il prete dovrebbe essere a servizio di una comunità che assume necessariamente forme e dimensioni nuove. Pochi preti sono a disposizione di comunità sempre più numerose: le “unità pastorali”, e lo sono per tempi relativamente brevi, mentre i laici vi restano a lungo. Siamo solo agli inizi, ma si sta abbozzando una forma di “continuità laicale”, della quale il prete è al servizio, e deve esserlo, perché non esiste, di fatto, altra scelta, perché non è possibile una rivoluzione ad ogni cambio di parroco. Non si tratta solo di un gruppo di parrocchie vicine tra di loro che sono servite dallo stesso prete o gruppo di preti, le quali mantengono tutto lo stile di vita di quando avevano un parroco a completa disposizione, ma di una unica nuova parrocchia. Non si potrà celebrare in ogni parrocchie l9 st5esso numero di messe, fare in ognuna la veglia di pasqua e di Natale, la processione del Corpus Domini, ecc.
Gli orari delle celebrazioni e le feste dovranno essere studiati nell’ottica non delle varie parrocchie, ma dell’unica parrocchia che è l’unità. Pastorale. Non sarà più possibile pensare gli orari delle messe in funzione della comodità dei fedeli, ma in funzione dell’unità della nuova comunità pastorale. E’ un concetto difficilmente comprensibile dalla nostra gente, che è necessario attuare non solo perché le forze a disposizione lo impongono, ma, soprattutto, la nuova teologia sulla Chiesa del Concilio lo afferma con forza. Come ci si muove per tante altre necessità (spesa, scuola, dottore, ecc.), ci si dovrà muovere anche per le celebrazioni, la catechesi e le altre attività. Già nel nostro territorio i partecipanti alle celebrazioni no si caratterizzano per l’abitare dentro i confini della parrocchia, ma si muovono scegliendo la comunità a cui appartenere e nella quale impegnarsi.
E’ un modo nuovo di vedere la chiesa e l’esperienza di fede. E’ il modo vincente per il futuro.

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