Attualità (7-04-2019)

LA TRASMISSIONE DELLA FEDE

Che cosa sono chiamati a trasmettere oggi i genitori che si dicono cristiani ai loro figli? Si potrebbe rispondere che sono chiamati a trasmettere quanto li fa vivere. Il Concilio dice che la Chiesa “perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede”, il suo patrimonio.
Fa parte di questo patrimonio, anzitutto, il Cristo vivente nello Spirito e, dunque il Dio in cui la Chiesa confida, che la fa esistere, e senza la quale essa non sarebbe: Cristo vivente e Dio-Trinità.
E’ un’ affermazione tutt’altro che superflua nel tempo attuale.
Nel nostro ragionare, negli incontri, nel catechismo, ecc., Cristo resta quasi sempre sullo sfondo, come un assente, un morto. Oggi non ci si può dire cristiani, se non si ritrova questo centro da trasmettere anche ai figli.
In un contesto nel quale si era tutti “normalmente” cristiani non si poneva il problema della trasmissione della fede. Veniva trasmessa tutta l’impalcatura del cristianesimo con naturalezza e contando su una società che era almeno formalmente cristiana. Ma oggi è necessario che le comunità e le famiglie siano capaci di mostrare l cuore del cristianesimo, in un contesto nel quale non si sa più in che cosa consista.
Spesso capitano persone che in maniera più o meno esplicita chiedono di conoscere meglio il cristianesimo e farne esperienza. Come rispondere?
Facciamo poche o tante cose, ma fra queste quali sarebbero effettivamente capaci di introdurre alla fede cristiana? Il momento più intenso della vita della comunità cristiana sarebbe la celebrazione domenicale dell’Eucarestia. Pensiamo che certe celebrazioni, fredde, formali, scarsamente partecipate, possano essere una proposta adatta a far avvicinare quanti lo chiedono all’esperienza cristiane? Cos’altro si potrebbe offrire?

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