Attualità (7-12-2014)

L’EUROPA DI PAPA FRANCESCO

Questa estate un giornale francese ha pubblicato un numero speciale intitolato: “La caduta di Roma”, nel quale con una ipotesi suggestiva, ma non del tutto irreale, prefigurava per l’Europa una crisi irreversibile come quella che 1500 anni fa portò alla fine dell’Impero Romano.
Oggi come allora sono in crisi sia l’economia, sia la civiltà. L’Europa sembra incapace di crescere e di progredire (ma poi quale crescita e quale progresso?), divisa da interessi nazionali contrastanti, di vincere la disoccupazione e il divario sempre maggiore tra ricchi e poveri e di difendere quello “stato del benessere” che l’ha contraddistinta finora.
Quell’Europa, poi, che sembrava essere l’oasi della pace, a venticinque anni dalla fine della guerra fredda, nella vicenda ucraina, come già in quella dei Balcani, è di nuovo lacerata da una dura e profonda divisione tra Est e Ovest.
Sembrano essere tutti presupposti di una crisi profonda e di una caduta di benessere, mentre si affermano velocemente Paesi emergenti dell’Asia e dell’America Latina e i soliti Stati Uniti, che hanno velocemente superato una crisi molto simile alla nostra.
Nel discorso al Parlamento Europeo il 25 novembre, Papa Francesco ha descritto l’Europa “un po’ invecchiata e compressa, che tende a sentirsi meno protagonista in un contesto che la guarda spesso con distacco, diffidenza e talvolta con sospetto”; una “nonna non più fertile e vivace”, perché “i grandi ideali che l’hanno ispirata sembrano aver perso forza attrattiva in favore di tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”.
Francesco richiama i principi che hanno ispirato i Padri fondatori: “la fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, non in quanto soggetto economico, ma in quanto persona dotata di una dignità trascendente”.
Tra i mali dell’Europa il Papa vede prima di tutto la solitudine, cioè la mancanza di legami, soprattutto negli anziani, nei giovani, nei poveri, nei migranti, acuita dalla crisi economica.
Tutto ciò è dovuto a “stili di vita un po’ egoisti”, a “un’opulenza ormai insostenibile” a una indifferenza verso il mondo circostante, soprattutto verso i poveri, a una “cultura dello scarto” e del “consumismo esasperato”.
La dignità della persona e della vita umana, afferma ancora Francesco, non può essere ridotta a “oggetto di scambio e di smercio”, e richiama i Parlamentari Europei ad una grande missione: prendersi cura della fragilità dei popoli e delle persone, custodire la memoria e la speranza, dare dignità al presente e ridare speranza al futuro.
Tanti estremismi dilagano nel mondo anche a causa del grande vuoto di cui soffre l’Occidente.
L’Europa, afferma ancora il Papa, è “una famiglia di popoli”, che deve “mantenere viva la democrazia”.
Dare speranza all’Europa vuol dire puntare sull’educazione e la scuola, sulla famiglia, sulla ricerca scientifica, sull’ecologia, sul lavoro, sui migranti. “Non si può tollerare che il Mediterraneo diventi un grande cimitero”, afferma Papa Francesco.
L’Europa ha anche un compito verso Paesi del Mediterraneo che soffrono per conflitti interni, per il fondamentalismo religioso e il terrorismo internazionale.
L’Europa deve scoprire “la sua anima buona”; e lo farà se ruoterà non “intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana”, se “abbandona l’idea di un’Europa impaurita e piegata su se stessa, per promuovere un’Europa protagonista, portatrice di scienza, arte, musica, valori umani e anche di fede.

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