Attualità (8-07-2018)

I CRISTIANI E L’IMPEGNO PER IL PAESE

Domenica 1 luglio la parrocchia di S. Paolino, la comunità valdese e quella ortodossa e rumena di Viareggio hanno reso pubblico un manifesto a favore dell’accoglienza dei migranti e all’apertura del porto, affermando che, “per i cristiani, il Vangelo è l’unico criterio per le loro scelte”. E, con ampie citazioni del Vangelo, di Papa Francesco, e di posizioni delle altre chiese, ricordano che “ il Vangelo non può essere sottoposto ad un uso strumentale, piegato a fini propagandistici o ancor meno ridotto a segno di “esclusiva” appartenenza etnico-nazionale”.
In risposta a questa posizione gli organi di stampa hanno dato rilievo assai più ampio alla risposta di un politico locale, Massimiliano Baldini, il quale invita le chiese a non fare “propaganda politica strumentale”, e, senza mai citare il Vangelo, esprime la sua meraviglia per le posizioni assunte dai pastori di queste comunità, ipotizzando chi sa quali interessi e vantaggi, e riferisce come, frequentando le comunità cristiane, ha incontrato “un forte apprezzamento per l’atteggiamento assunto dal Governo e da Matteo Salvini sul problema degli immigrati, e si prende la briga di offrire copiosi consigli sui luoghi e le situazioni da visitare a Viareggio dove le chiese dovrebbero impegnarsi, piuttosto di occuparsi di stranieri.
Il nostro Paese vive una crisi politica e istituzionale, ma essa è, in origine, anche una crisi culturale e morale, e la chiesa, con i suoi pastori e le sue comunità può e deve maturare la consapevolezza di un suo ruolo inedito e necessario, per servire il paese. Non si tratta di un ritorno in politica, come alcuni temono. Non direttamente. Ma certamente la presenza della Chiesa nel dibattito culturale e nella difesa e promozione dei valori (non già “non negoziabili”, espressione ambigua, ma certamente “imprescindibili”) d’ispirazione cristiana, deve essere rilanciata. E’ vero quanto dice Baldini, che molti cristiani sono d’accordo e apprezzano la politica dei rifiuti e dei respingimenti. Ma tutto questo mette in evidenza la necessità, dopo la fine del cattolicesimo politico, di formare il popolo di Dio a ricomprendere il principio di responsabilità pubblica, a condividere la lettura della realtà come discernimento comunitario.
Questo tema va rimesso al centro della vita delle comunità, delle associazioni e dei movimenti cattolici. Salvini e Baldini non condivideranno l’indicazione esigente del Vangelo: “Ero straniero e mi avete accolto”, ma bisognerebbe che la condividessero anzitutto i cristiani che partecipano alla messa domenicale.
Poi, certo, la politica deve trovare soluzioni compatibili con le nostre possibilità, la sicurezza di tutti, ma questo è un confronto o uno scontro di natura diversa. Ma il ragionamento culturale sui valori fondamentali va ripreso.
L’etica politica ha a che fare con la verità. La verità dichiarata e perseguita della propria posizione in modo da consentire un’adeguata trasparenza dell’esercizio del consenso e della democrazia.
Ci sono valori come quelli di libertà, giustizia, solidarietà, che caratterizzano non solo la comunità cristiana, ma anche quella civile. Essi vanno declinati culturalmente e politicamente. Non possiamo immaginare un paese prigioniero delle sue paure (temute o reali), o che, invecchiando, s’accontenti di conservare se stesso, salvaguardando interessi settoriali senza guardare a un progetto di futuro che ci veda tutti protagonisti.
Andrebbero affrontate, in chiave culturale e di etica civile, alcune questioni attuali: la crisi di legittimazione che sta diventando una crisi di legittimità; il nostro modello istituzionale; la perdurante sommatoria tra crisi economica e crisi sociale, soprattutto in alcune aree del paese, lo sviluppo demografico.

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