Avvisi (23-02-2014)

AVVISI PER LA SETTIMANA

Domenica 23, a Massarosa,, ore 9.45: incontro dei bambini della
3a elem. ore 11.00: s. mess a Pieve a Elici,  Ore 10.15: incontro dei bambini di 3a elem e genitori ore 11.30: s. messa con la parte-
cipazione dei bambini e genitori  della 1a e 2a elementare
Ore 16.00, a Pieve a Elici:  celebrazione dei Battesimi.
a Massarosa, ore 15.30: teatro  d. Bosco: Carnevale dei ragazzi.
Martedì 25,a Massarosa, ore 21.00: incontro sulla parola di Dio.
Mercoledì 26, a Piano del Quercione, ore 15.00: incontro degli “Amici dell’età libera”. Ore, 17.30: s. messa
Venerdì 28, a Piano del Quercione. presso la Misericordia, ore 21.00; Festa di Carnevale. Info 347.0086130
Domenica 2 marzo, a Montigiano,  ore 9.00: s messa.
a Piano del Quercione, ore 9.30: s. messa con la partecipazione dei ragazzi di 5a elem. e 1a media, cui seguirà l’incontro di catechesi.

QUARESIMA: PREPARARSI AD ACCOGLIERE
                        DIO NELLA PASQUA.

“Mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù… (Gv 20,19).
Due sono i termini che descrivono la situazione storica in cui si compie la pasqua del Signore: le porte chiuse (simbolo che esprime la paura, la morte, il peccato…) e il mentre (che introduce l’azione del Cristo che distrugge le porte degli inferi e libera l’uomo).
Questa scelta tiene insieme il contenuto liturgico della pasqua che si prolunga fino a Pentecoste ed è preparata dalla quaresima e recepisce l’invito alla missione che descrive il cammino della nostra chiesa diocesana e della nostra comunità pastorale in questo anno.
L’immagine delle porte chiuse descrive bene situazioni in cui si trovano il credente, la comunità cristiana e l’intera chiesa:
– chiuse sono le porte della stanza in cui sono i discepoli nel giorno della risurrezione; essi non hanno ancora compreso le Scritture, la loro fede è debole e la paura li domina, li tiene al chiuso;
– chiuse erano le porte del paradiso dopo il peccato, quando Dio “scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini per custodire la via all’albero della vita” (Gen 3,24): è la descrizione della situazione umana di peccato che chiude in se stessi e rende incapaci di una relazione fiduciosa con Dio e responsabile con i propri simili e con il creato;
– porte chiuse sono quelle delle comunità cristiane quando perdono il senso della propria identità testimoniale, e, con essa, il senso della storia, si arroccano in difesa delle proprie posizioni, si rifugiano in forme del passato, riducono l’esperienza cristiana ad una fede intimistica e disincarnata;
– le porte chiuse descrivono bene anche la situazione di autoreferenzialità che pervade le parrocchie del nostro tempo con la conseguenza che ci si contenta di una vita ridotta al minimo, ripetitiva, incapace di guardare la vita reale della gente e di osare forme nuove di evangelizzazione;
– chiuse sono le porte di una cultura individualistica e povera di relazioni interpersonali, incapace di sperare e di affrontare i suoi limiti e il suo futuro;
-le porte chiuse descrivono bene anche la condizione esistenziale di ciascuno quando è segnato dalla delusione, dalla paura della morte, della malattia, dal fallimento del proprio progetto;
– le porte chiuse esprimono infine il dramma cristiano del peccato che rompendo la relazione di fiducia col Padre rende incapaci di percepire la propria dignità e di aprirsi alla fraternità in Cristo.
“Venne Gesù”. Questa espressione del vangelo di Giovanni si riferisce alla sera della pasqua quando il Risorto entra nella stanza dove le porte chiuse non sono più un ostacolo perché Egli ha scardinato le porte degli inferi che impedivano la comunione tra l’uomo e Dio. Dai tempi antichi i cristiani hanno descritto la fede nella pasqua di Gesù in tre momenti: passione, morte e risurrezione, ponendo attenzione al fatto che il Cristo con la sua morte ha infranto le porte degli inferi (= morte), e ha sconfitto la dominazione del mondo. Il cristianesimo, a differenza delle altre religioni, non invita a rassegnarsi alla morte e non la nega, la riconosce come nemica dell’umanità e ne confessa la sconfitta quando il Cristo vi entra. Nel Credo lo scontro e la vittoria sulla morte sono espressi con le parole “discese agli inferi e il terzo giorno risuscitò da morte”. La liturgia fa rivivere questo evento come a rallentatore, in tre giorni: venerdì di passione e morte, sabato di silenzio e domenica di risurrezione.