Incontro nelle famiglie marzo 2019

Lc 19,1-10
Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a veder-lo, salì su un sicomoro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la me-tà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tan-to». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Commento di Enzo Bianchi Mentre Gesù sta attraversando Gerico, entra in scena un altro personaggio. Egli è “un uomo”, questa la sua qualità primaria: l’evangelista la evidenzia subito, per chiarire ciò che il protagonista principale del racconto, Gesù, vede in lui. Gesù sa andare oltre l’opinione comune, è capace di sentire in grande, di vedere in profondità: vede un uomo dove gli altri vedono solo un delinquente, coglie in ogni suo interlocutore la condizione di essere umano, senza alcuna prevenzione. Il suo nome è Zakkaj, che significa “puro, innocente”: ironia della sorte oppure un altro particolare che ci dice tra le righe ciò che solo Gesù sa vedere in lui? Quanto al suo mestiere, non è solo un pubblicano, ma un “capo dei pubblicani”, l’emblema per eccellenza del pubblico peccatore, arricchitosi grazie a un’ingiusta condotta.
Zaccheo è consapevole di essere peccatore, di non avere meriti da vantare. Umiliato da questa condizione di disprezzato da tutti, ha nel cuore un grande desiderio di conoscere il profeta e maestro Gesù. Lo mostra il suo comportamento: “Cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura”. Anche noi, come lui, andiamo a Gesù e lo cerchiamo non in un’inesistente perfezione ma con i nostri propri limiti. O accettiamo di andarci in questo modo, oppure, mentre sogniamo di farci belli per accoglierlo, la vita ci scorre alle spalle senza che ce ne rendiamo conto e così manchiamo inesorabilmente l’ora decisiva dell’incontro con il Signore!
“Corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomoro, perché stava per passare di là”.Zaccheo non esita a rendersi ridicolo agli occhi altrui. Ed ecco un improvviso ribaltamento: “Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo, lo vide e gli parlò”. Zaccheo desidera vedere e scopre di essere visto da Gesù: noi vogliamo vedere Gesù, ma è lui che ci vede, ci ama in anticipo, ci chiama e ci offre la vita in abbondanza. L’iniziativa è di Gesù ed è gratuita, si innesta però su una disponibilità dell’uomo, a cui spetta di predisporre tutto all’entrata di Gesù nella sua vita: se Zaccheo quel giorno non fosse salito sull’albero …
Qui è necessario sostare pazientemente sulle parole di Gesù. Luca dosa le parole, per permettere al lettore di comprendere questo incontro: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo rimanere, dimorare a casa tua”.
“Zaccheo”: Gesù lo chiama con il suo nome proprio.
“Scendi subito”: non c’è tempo da perdere, l’occasione è da afferrare senza indugio!
“Oggi”: parola chiave in Luca, dalla natività: “Oggi, nella città di David, è nato per voi un Salvatore” (Lc 2,11); all’inizio dell’attività pubblica: “Oggi questa Scrittura si compie nei vostri orecchi” (Lc 4,21); fino all’ora della croce: “Oggi con me sarai nel paradiso” (Lc 23,43).
“Devo, è necessario”: altra parola chiave (compare per ben 18 volte in Luca). Esprime il modo in cui Gesù, nella sua piena libertà, fa sua la necessità umana e divina della passione, la volontà di Dio per gli uomini.
“Fermarmi A casa tua”: entrare nella casa di un altro significa condividere con lui l’intimità; nello specifico, significa compromettersi in modo scandaloso con il suo peccato.
Queste parole di Gesù mostrano una grande delicatezza. Gesù non dice: “Scendi subito perché voglio convertirti”, no, chiede a Zaccheo di essere suo ospite. Ovvero, si fa bisognoso per entrare in dialogo con lui, parla il suo linguaggio, quello di chi era abituato a dare banchetti e ad accogliere persone in casa propria per fare affari. E qui sta per compiere l’affare della sua vita!
E così siamo giunti al cuore di una verità che può cambiare la nostra vita: non è la conversione che causa il perdono da parte di Dio, di Gesù, ma è il perdono che può suscitare la conversione! Si pensi alla parabola del Padre prodigo d’amore: il figlio minore si era preparato il discorso di circostanza, ma le sue parole gli muoiono in bocca quando vede il padre che gli corre incontro, gli si getta al collo e lo bacia”. È in questo momento che è convertito! Con il suo comportamento Gesù rivela un volto di Dio che ci offre gratuitamente il suo perdono: se lo accogliamo, potremo convertirci, non viceversa!
Zaccheo “scende in fretta e lo accoglie pieno di gioia”. Con questa annotazione il testo potrebbe concludersi ma i benpensanti non sopportano la libertà di Gesù e non tollerano che egli si rivolga di preferenza ai peccatori, narrando così il desiderio di Dio di salvare tutti. “Mormoravano: ‘È entrato in casa di un peccatore!’”. Restano ancorati alla loro visione: Zaccheo è un peccatore quindi Gesù è un falso maestro.
La prima reazione a queste voci di condanna è di Zaccheo. Gesù non ha detto nulla a Zaccheo sulla sua ingiusta condotta, ma la fiducia accordatagli è sufficiente per comprendere che deve cambiare radicalmente. Zaccheo allora parla rivolto a Gesù, che chiama “Signore” (grande confessione di fede!), senza curarsi dei falsi giusti che li accusano. “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”, ben oltre il dovuto secondo la Legge. Giustizia e condivisione: questo il modo di impiegare le ricchezze per un discepolo di Gesù.
A questo punto Gesù dice: “Oggi la salvezza è avvenuta in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo”, non solo un uomo, ma un membro della comunità di fede. Sì, l’accoglienza della salvezza è ormai direttamente accoglienza di Cristo, chi incontra Gesù, mette in lui la sua fiducia e si lascia da lui salvare.
Continua: “Il Figlio dell’uomo” (Gesù parla di sé in terza persona come farebbe un giudice che pronuncia una sentenza) “è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. Ricorda altre frasi: “Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori”; “Bisognava fare festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” Di più, è un detto straordinario, ci dice che, come è entrata quel giorno nella vita e nella casa di Zaccheo, così la salvezza portata dal Signore Gesù può entrare ogni giorno, ogni oggi, nelle nostre vite. Il Signore ci chiede solo di aprire il nostro cuore all’annuncio che ha la forza di convertire le nostre vite: è venuto a offrirci di vivere con lui, anzi di venire lui a dimorare in noi. Davvero ciascuno di noi dovrebbe confessare: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io” (1Tm 1,15)!
Il suo cercarci e salvarci sono la nostra gioia, la fonte della nostra conversione. Anche quando ci sentiamo perduti, mai dobbiamo disperare dell’amore misericordioso del Signore Gesù, più tenace di ogni nostro peccato, più profondo di ogni nostro abisso. Ciò che è accaduto a Zaccheo, può accadere anche a noi. Niente e nessuno può opporsi al perdono di Dio in Gesù Cristo, che ci consente di ricominciare ogni giorno.
Il perdono di Dio ci converte
Zaccheo desidera vedere e scopre di essere visto da Gesù. Zaccheo si avvicina a Gesù per curiosità ed altre motivazioni “minori”. Non aveva programmato di convertirsi radicalmente quel giorno … Quali motivazioni ci portano ad incontrare Gesù nella nostra vita?

Gesù si auto invita ad uno dei banchetti del “peccatore” Zaccheo. Desidera entrare nella sua vita lasciando a lui di sentirsi “a casa propria” a suo agio.
Gesù è entrato nella mia vita come un ospite, non mi ha obbligato a cambiare modo di fare. La sua delicatezza mi spinge ad essere migliore, ad ascoltarlo e seguirlo.
Non “controlla” il mio operato ma accanto a lui desidero comportarmi meglio. Pensiamo al lavoro, alla famiglia (il/la partner, i miei figli, i miei genitori), al tempo libero …

La conversione del cuore ha effetti visibili di giustizia e condivisione.
A volte ci confessiamo solo per scaricare qualche senso di colpa e Gesù, che è pronto a per-donarci ben prima che glielo chiediamo, ci invita alla gioia della conversione, alla beatitudine di assomigliare a Lui: uno col Padre e con il prossimo. La Confessione ci converte ?