Vangelo della domenica (1-03-2015)

“Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”

Nel Vangelo di Marco questo brano costituisce un momento importante nel cammino di rivelazione di Gesù. All’inizio del Vangelo, al battesimo di Gesù, “E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1,11). Nel proseguimento del Vangelo Gesù si fa conoscere dai suoi discepoli e dal popolo attraverso parole e opere; al capitolo 8, 29 Pietro esprimerà un primo riconoscimento a questo cammino con la sua professione di fede: “Tu sei il Cristo”. È un cammino alla ricerca dell’identità di Gesù, o meglio, un cammino in cui Gesù ci svela la sua identità. Sei giorni dopo la professione di Pietro troviamo l’episodio della Trasfigurazione che sigilla tutto il cammino sull’identità di Gesù con la conferma del Padre: “Venne una nube che li copri con la sua ombra e dalla nube usci una voce: “Questi e il Figlio mio, I’amato: ascoltatelo!” (Mc 9, 7). II cammino sull’identità di Gesù si conclude con le parole del centurione sotto la Croce: “Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»” (Mc 15,39). Così il messaggio del Vangelo diviene universale, per tutti gli uomini, per ognuno di noi in prima persona. È un’ulteriore professione di fede, questa volta da parte di un pagano, a indicare che Gesù muore per tutti gli uomini, la sua salvezza è universale, non solo per i discepoli e non solo per il popolo d’Israele.


Ma la Trasfigurazione unisce tutta la prima parte del Vangelo con la successiva anche aprendoci all’orizzonte della passione, morte e Risurrezione di Gesù, ed ecco perché ogni anno troviamo questo brano nel cammino quaresimale. La Pasqua di Gesù emerge da due aspetti. Il primo sono le parole finali del brano: “Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti” (Mc 9, 8-9). Gesù annuncia che risorgerà, ma i discepoli non capiscono. Il secondo, quello essenziale, è il fatto della Trasfigurazione in se: nel suo trasfigurarsi Gesù mostra come sarà la vita da risorto; la trasfigurazione, in altre parole, anticipa la Pasqua, rivela come sarà il nostro corpo dopo la Risurrezione. L’identità di Gesù e la Pasqua sono i due aspetti sotto cui poter comprendere la Trasfigurazione.
Ci sono anche altri particolari che ci aiutano a capire meglio il brano:
“Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni” (Mc 9, 2). Quando Gesù chiama solo i tre discepoli siamo di fronte a un momento importante della sua vita. Ma ci dice anche che l’esperienza di fede non è mai solo personale, ma è condivisa, vissuta assieme, è esperienza di famiglia, di comunità. Quella che possiamo fare con i nostri genitori, nella nostra parrocchia, durante questo incontro stesso.
“E apparve loro Elia con Mosè” (Mc 9, 4). Mosè ed Elia. Due persone che avevano incontrato il Signore, l’uno nel fuoco del roveto, l’altro nella brezza leggera del vento. Due profeti che avevano incontrato l’ostilità: Mosè del popolo, Elia del re Acab. Elia rappresenta i profeti, Mosè la Legge; Gesù è il compimento di tutto, colui che mi rivela Dio e dà il compimento della legge, dà un modo diverso di leggerla.
“Mentre scendevano dal monte” (Mc 9, 9). L’esperienza di Dio non è fine a se stessa, è fondamentale scendere dal monte, vivere la fede in parole e opere nella vita di ogni giorno, nella quotidianità, nelle piccole cose che dicono la grandezza della nostra risposta al Signore. Gesù invitando i tre discepoli a scendere dal monte invita anche noi ad affrontare i doveri e le fatiche della vita, anzi, sarà proprio la bella esperienza fatta con Lui che ci aiuterà ad affrontare con maggior coraggio la vita di tutti i giorni. La nostra vita è fatta da questi due momenti che si intrecciano, uno senza l’altro non è sufficiente.