Vangelo della domenica (10-08-2014)

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
IL DIO VICINO

Le letture di oggi ci presentano due scene di manifestazione (teofania) di Dio: nella prima lettura, al profeta Elia Dio si manifesta come una brezza leggera all’imbocco della caverna dell’Oreb; nel vangelo agli apostoli, e a Pietro in particolare, si manifesta nella persona di Gesù che domina il mare. Il salmo responsoriale ci guida nella comprensione del messaggio delle due letture, parlandoci di salvezza ormai prossima espressa con le parole misericordia, pace, grazia, fedeltà, giustizia…
Dio viene incontro all’uomo specialmente nei momenti di necessità, quando questi lo invoca con fede.
Il Dio dei profeti e di Gesù è colui che prende le difese dei poveri e dei deboli, e che delude le speranze di coloro che vogliono disporre della sua potenza. Egli non è nei fenomeni naturali grandiosi e violenti: vento, terremoto, fuoco; ma nel soffio leggero della brezza, quasi a significare la spiritualità e l’intimità delle manifestazioni di Dio all’uomo.
La comunità cristiana vive un’esistenza travagliata dalle ostilità delle forze avverse, che si manifestano nelle persecuzioni, nelle incomprensioni e nelle difficoltà interne ed esterne. Con le sue sole forze essa non giungerebbe al termine del suo cammino. Ma Gesù risorto è presente in mezzo ai suoi. Anche se invisibile, egli li assiste.
La chiesa rivive, così, l’esperienza dell’esodo. La sua fede, come quella di Pietro, è messa a dura prova, ma la mano di Gesù che salva dal baratro non cessa mai di stendersi.
Gesù offre dunque alla sua chiesa la vittoria sulle forze del male e la sicurezza nelle prove, ma richiede come condizione essenziale ai suoi fedeli fiducia senza tentennamenti.
La fede del cristiano cammina incontro al Signore nel mezzo della tempesta, spinge a non aver paura, ad andar lontano, a “prendere il largo”, come diceva spesso S. Giovanni Paolo Secondo, lasciando le tranquille sicurezze della terra ferma.
Dio non parla al credente soltanto attraverso la natura e i fenomeni cosmici; egli riconosce Dio in mille altri “segni del tempo” che rivelano la sua volontà, il suo progetto sul mondo e sull’uomo.
Egli non sente Dio soltanto attraverso il linguaggio meraviglioso, ma ambiguo del creato, ma attraverso il segno privilegiato di Dio nel mondo: l’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, ne scopre la presenza nel suo essere, nella sua storia, nelle sue aspirazioni profonde per cui l’uomo supera infinitamente l’uomo.
Poiché tutto è stato creato in Cristo, per mezzo di Cristo, in vista di Cristo, ogni aspetto di verità, di bellezza, di bontà, di dinamismo, che si trova nelle cose e in tutto l’universo, nelle istituzioni umane, nelle scienze, nelle arti, in tutte le realtà terrene e in particolare nell’uomo e nella storia: tutto questo è segno e via per annunciare il mistero di Cristo.

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