Vangelo della domenica (13-11-2013)

UNA PROMESSA DI VITA REALE

Gesù ci chiarisce il significato della sua presenza: il suo essere “messia” sta nell’inaugurare gli ultimi tempi, il tempo della pienezza di vita resa da lui possibile e della decisione affidata a chi crede in lui: il discorso che ascoltiamo oggi nel vangelo ci pone davanti alla serietà della nostra esistenza e alla necessità di dare testimonianza dell’amore di Dio. Le comunità cristiane sono invitate a tenere ferma la speranza che le anima e le guida nelle vicende liete e tristi di questo mondo, per collaborare attivamente con Dio all’ edificazione del suo regno tra gli uomini. L’azione del messia Gesù, infatti, si pone nella prospettiva di una inclusione universalistica, perché tutti gli esseri umani sono chiamati a diventare figli di Dio.


La venuta del Signore è presentata dal vangelo come compimento e liberazione. Questo futuro di speranza, però, impegna ogni cristiano a collaborare a edificare il presente attraverso la sua personale e comunitaria testimonianza. Al centro di questo dinamismo, infatti, la chiesa ha un ruolo essenziale, in quanto popolo di Dio e corpo di Cristo,
Di giudizio ci parla la prima lettura: una prospettiva reale, legata al “sole di giustizia” che sorgerà per noi, e che perciò non va vissuta come motivo di spavento, ma come stimolo a prendere sul serio la vita davanti a Dio.
Pari serietà è raccomandata da Paolo nella seconda lettura: una serietà di vita che si esprime anche nell’onesto lavoro. Paolo insegna, a partire dal suo esempio, che il cristiano non può perdere nell’ozio inutile e dissipante il tempo che Dio gli offre, ma è chiamato a impegnare le proprie capacità per l’utilità di tutti.

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