Vangelo della domenica (22-03-2015)

“Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”

V dom di quaresima annobIl testo di Gv (12,20-33) testimonia il momento, ormai giunto, dell’elevazione e della crocifissione di Gesù costituisce la grande apertura della salvezza di Dio a tutti gli uomini. Siamo di fronte a un discorso di Gesù (vv. 23-33), introdotto dall’incontro con i Greci che ne costituisce l’occasione (vv. 20-22). La circostanza iniziale è costituita dal pellegrinaggio a Gerusalemme, in occasione della Pasqua, di alcuni Greci simpatizzanti del giudaismo. Il loro desiderio di vedere Gesù non indica semplicemente, secondo il punto di vista giovanneo, una curiosità da soddisfare, ma la disponibilità a credere in lui.

Essi, infatti, rappresentano coloro che, provenienti dal modo pagano, dopo la sua risurrezione, crederanno in Cristo. Il loro arrivo è per Gesù il segno che l’ora della croce e della salvezza, offerta a tutti gli uomini, è ormai arrivata. Questa prospettiva dà il tono a tutto il discorso che immediatamente segue. In un primo passo il cammino di glorificazione, oggetto dell’annuncio, viene descritto attraverso l’immagine del chicco di grano e del conseguente riferimento al dono della vita. A partire da una legge della creazione, Gesù mostra il mistero di morte per il quale si realizza la nuova creazione, un mistero che vale anche per il credente, che, seguendo Cristo e unito a lui, potrà produrre molto frutto nella vita. Al centro del discorso si trova poi la preghiera rivolta da Gesù al Padre, nella quale si riprende l’esperienza del Getsemani, narrata dai Sinottici, e si chiede la glorificazione del nome del Padre, cioè che Dio stesso si faccia conoscere al mondo. Con la risposta del Padre comincia la seconda parte che culmina con l’esaltazione di Cristo sulla croce e che sottintende anche il destino di coloro che vogliono essere suoi servitori. La glorificazione del Figlio va a coincidere con quella del Padre, perché fa parte del disegno di Dio che intende manifestare la sua salvezza a tutte le nazioni. La folla dà due diverse interpretazioni della voce dal cielo che mostrano la realtà di ciò che accaduto, ma anche l’impotenza dei testimoni a comprenderne il senso. D’altra parte Gesù afferma che la voce si è fatta udire proprio per loro, invitandoli a credere nell’identità del Figlio, così come è chiamato a fare anche il lettore del Vangelo (cf. 20,30-31). Poi, in continuità con l’intervento divino e in antitesi con la caduta in terra del chicco di grano, si afferma la vittoria di Cristo nella sua ora della croce. Ciò comporta anzitutto un giudizio di condanna del mondo ostile ed incredulo insieme al suo Principe che va incontro ad una sconfitta totale. In contrasto con Satana, sta l’«io» di Gesù che annuncia la sua elevazione, attraverso la quale attira a sé tutti gli uomini. La croce è per Giovanni il luogo dove si manifesta in pienezza la divinità di Gesù, il compimento dell’ora nella quale la sua potenza di salvezza si dispiega a vantaggio di tutti gli uomini. Nello stesso tempo nell’elevazione di Cristo c’è già l’annuncio della sua risurrezione e del ritorno al Padre. Al termine nel v. 33 l’evangelista pone un commento, una pausa di riflessione affinché quanto detto risuoni nel cuore del lettore. Così alla domanda iniziale dei Greci di vedere Gesù, si giunge a rispondere che si vedrà veramente chi lui sia nel Crocifisso – Glorificato.
Nella rivelazione dell’identità di Gesù si rivela anche quella del credente, il quale, aprendosi alla Parola e alle sue esigenze radicali, accede alla vita piena. Egli è chiamato a seguire Cristo e ad esercitare il servizio lasciandosi attirare dalla contemplazione del suo volto crocifisso. In questo modo la croce diventa luogo dell’incontro del mistero di Dio, della liberazione, del suo amore, della fraternità tra tutti gli uomini. Si tratta inoltre di acquisire un modo di pensare che, comprendendo come la salvezza sia per tutti senza distinzione, rimane aperto alla speranza e alla fiducia nei confronti dell’altro, dandogli la possibilità di cambiare. Infine il chicco di grano che soltanto se muore porta frutto ci indica che soltanto chi è capace di darsi nelle relazioni, superando la paura di perdere qualcosa di sé, può trovare frutto nella propria vita.

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