Vangelo della domenica (24-02-2013)

D4720_140OMENICA 24 FEBBRAIO:  2a DI QUARESIMA
DIO SI FA ALLEATO DELL’UOMO

Abramo e Cristo sono i  personaggi chiave di questa seconda domenica di Quaresima.. Essi nella loro disponibilità e obbedienza  sperimentano la risposta di Dio: la luminosa teofania incoraggia entrambi ad affrontare il cammino che resta da percorrere fino al possesso della terra (1a lettura), fino alla gloria della risurrezione (vangelo). A coloro che accettano con fiducia il suo piano, Dio si lega con un solenne vincolo di alleanza, apre un futuro di luce e di speranza.
L’orientamento della vita di Gesù è inequivocabile: Mosè ed Elia parlano con lui del prossimo “esodo” che dovrà sostenere a Gerusalemme; la voce del Padre lo indica come Figlio che è destinato al sacrificio. Ma oltre la sofferenza ci sarà l’epilogo della risurrezione.
Questa luminosa manifestazione, scaturita dalla preghiera, suggerisce qualche spunto sul significato che la preghiera assuma nella nostra vita. L’orazione non può essere l’ultima spiaggia o l’estremo rimedio dei disperati, né una specie di contratto sindacale. Essa è invece espressione di un’esistenza debitrice e momento in cui si approfondisce la comunione con il padre e si esprime la relazione filiale nell’ascolto e nel dialogo, momento di confronto, di decisioni coraggiose e di conversione.. Il cristiano che prega, infatti, prende le distanze dall’autosufficienza del mondo, consente a Dio di trasformargli il cuore, si lascia guidare dallo Spirito per essere plasmato a immagine del Figlio. “Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto… Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza…” (salmo responsoriale). La preghiera di chi rinuncia alla propria sufficienza diventa accorata invocazione, aperta alla speranza. Solo chi non ha nulla da difendere è in grado di affidarsi a Dio. Chi invece ripone fiducia solo nei propri mezzi non ha né futuro, né speranza e sperimenterà il proprio fallimento (2a lettura).
Il cristiano, consapevole del proprio inserimento in Cristo, se vive la propria vocazione senza sottostare alla tentazione del possesso delle cose e si apre all’attesa fedele e perseverante, conoscerà la sorte gloriosa del risorto, la trasfigurazione totale della persona.