Vangelo della domenica (26-01-2020)

III domenica del t.o. anno a – CRISTO LUCE CHE CHIAMA E CONVERTE

Dio ha sempre voglia di scendere dal cielo e di passare nelle nostre strade, tra la nostra vita e chiamarla a salvezza.
L’annuncio che risuona oggi, nella liturgia, è forte e, al contempo, “buono”. E’ Vangelo, cioè buona notizia del Regno che si fa vicino, non si difende dall’uomo, lo cerca, va a prenderlo. Chiede da parte nostra disponibilità e sequela. Insieme con il Maestro anche il difficile diventa possibile.

La prima lettura è uno spaccato reale della storia dell’uomo. Al centro di due delle dodici tribù del nord d’Israele, Zabulon e Neftali. Esse sono state umiliate, ma il loro futuro è pieno di gloria. Dio c’è sia nel momento dell’annientamento, sia in quello della risurrezione. Ed è significativo che la potenza del Dio che ama e salva diventi, al contempo, la speranza di un popolo che si rianima e dalle tenebre passa alla luce, riprende a camminare.
Esortazione che l’apostolo Paolo, nella seconda lettura, esplicita quando invita i cristiani di Corinto ad essere “unanimi” nel parlare e nell’agire. La comunione è frutto della memoria di ciò che il Signore Gesù, prima di tutto, ha fatto per noi.
Cristo non è stato e non deve essere diviso fra i suoi discepoli, qualunque nome essi abbiano. L’annuncio del Vangelo è da compiere, non con strumenti umani.
Ed è proprio il brano di Matteo, nel vangelo di questa domenica, a chiudere il cerchio dell’annuncio: Ricordando la profezia di Isaia per le tribù del nord, Gesù appare come Luce e Parola di salvezza. Il regno di Dio si fa vicino e gli effetti di questa presenza si vedono, sia nella chiamata-conversione dei primi discepoli, sia nei segni che lo accompagnano: insegnamento, annuncio e guarigione.

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