Vangelo della domenica (27-10-2013)

XXX DOM. TEMPO ORDINARIO:  LA PREGHIERA DEI POVERI

XXX dom t.o. annocSolo l’uomo che si riconosce peccatore e incapace di salvarsi da solo si apre all’azione salvifica di Dio.
La parabola del vangelo di oggi descrive due persone in preghiera. Applicando criteri umani, il primo incarna la giustizia, il secondo la colpa. Ma lo sguardo di Dio scava oltre l’apparenza, cogliendo la verità del loro cuore. Sono due modi diversi di concepire l’uomo e il suo rapporto con Dio. La preghiera del fariseo è un rendimento di grazie a Dio. Solo apparente però. In realtà è un pretesto per lodare se stesso e non Dio, compiacersi di sé per la mancanza di ogni peccato e per il merito delle buone opere, in forza delle quali si ritiene giustificato ed “esige” da Dio la ricompensa. La preghiera del fariseo non è preghiera, anzi, è l’opposto.
Il pubblicano, invece, è “nella verità”: è consapevole della sua colpa e di non avere meriti davanti a Dio. Chiede grazia. La sua è vera preghiera.
Dietro i due personaggi della parabola si può scorgere l’opposizione tra due tipi di giustizia: quella dell’uomo che ritiene di poterla realizzare col compimento perfetto della legge, e quella che Dio concede al peccatore che si riconosce tale e che si converte.
Oggi la sufficienza farisaica non è solo l’osservanza di una legge, ma prende anche altri nomi.
In molti c’è la convinzione che l’uomo possa salvarsi come uomo facendo appello unicamente alle sue forze. L’uomo salva l’uomo mediante la scienza, la politica, l’economia, l’arte… E’ perciò più che mai necessario che i cristiani annuncino al mondo Cristo come salvatore. La salvezza che egli porta non è antagonista della salvezza umana. Anzi, la conduce a pienezza. Con la celebrazione dei sacramenti, specie dell’Eucarestia, essi testimoniano la necessità dell’intervento divino nella vita dell’uomo, si mettono sotto l’azione di Dio, presente con il suo spirito, e fanno l’esperienza privilegiata della giustificazione ottenuta mediante la fede in Cristo Gesù. Devono perciò essere continuamente vigilanti per non partecipare ai sacramenti con spirito farisaico.
Il rapporto con Dio esige sempre grande umiltà.

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