Vangelo della domenica (28-04-2013)

Va DOMENICA DI PASQUA – VI DO’ UN COMANDAMENTO NUOVO
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La situazione attuale del mondo sembra non soddisfare la maggior parte dell’umanità. Sono molti coloro che desiderano profondi cambiamenti nell’ordinamento sociale, cosi carico di ingiustizie e di sfruttamenti. A tutti costoro la Parola di Dio risponde: Ecco io faccio nuove tutte le cose”, e promette “cieli nuovi e terra nuova”. La fede è strettamente collegata al desiderio di novità di cui l’umanità è portatrice. La comunità cristiana è chiamata ad ascoltare e condividere questo desiderio e a sperimentare anche concretamente forme nuove che indichino la via della novità che Dio sta portando.
Questa novità, infatti non viene dagli uomini da soli, ma da Dio e l’uomo che camminano insieme. La novità, così, non deve essere attesa come portata unicamente da Dio, quasi come un miracolo, ma Dio stesso la costruisce chiedendo la collaborazione dell’uomo.
La forza capace di cambiare il mondo è l’amore– Gesù ce lo consegna come un “comandamento nuovo”. Un comandamento, perché non si tratta solo di un suo auspicio o desiderio, ma di un ordine, non rispettando il quale non si può godere della sua salvezza. Nuovo, perché non lo possiamo mettere al livello degli amori di cui sono capaci gli uomini; la novità sta nell’amare come ha amato lui, cioè donando la propria vita e mettendosi a servizio. Amare è servire e donare, gratuitamente, senza attendersi nessun vantaggio.
Fondamentalmente sono due i modi con cui i cristiani vivono e testimoniano questo amore simile a quello che c’è tra Gesù e il Padre: l’amore vicendevole all’’interno della comunità dei credenti, così come ci viene descritto negli Atti degli Apostoli, e l’amore e il servizio che la comunità, nel suo insieme presta ad ogni uomo, soprattutto se è provato dalla vita.

LA CHIESA E’ APOSTOLICA

La prima lettura ci presenta Paolo e Barnaba che scelgono degli anziani come responsabili delle comunità appena costituite.
Col tempo a questi capi fu assegnato il titolo di vescovi e furono riconosciuti come successori degli apostoli. Le persone che li aiutavano nel presiedere le comunità furono detti presbiteri, e poi preti.
Come successori degli apostoli i vescovi di tutto il mondo sono strettamente uniti fra di loro con il Papa, che, in quanto vescovo di Roma, è capo di tutti i vescovi, in memoria di Pietro e di Paolo, perché a Roma riposano i corpi di questi due grandi capi della Chiesa. Questo fatto è chiamato successione apostolica e mette in evidenza la struttura gerarchica della Chiesa. La Chiesa, però, non è apostolica solo per questo, ma anche perché ogni battezzato ha ricevuto il compito dell’apostolato.