Vangelo della domenica (8-03-2015)

Terza domenica di Quaresima. Anno b

“DISTRUGGETE QUESTO TEMPIO E IN TRE GIORNI LO FARÒ RISORGERE”

3 dom quar annobIl brano scelto per questa domenica ci presenta il tema del tempio, anzi del nuovo tempio (non più inteso come luogo fisico, edificio di pietre, bensì la persona di Cristo Gesù come luogo della fede, in quanto in Lui si incontra il Padre, come spiegato più avanti) poiché con la Pasqua di Gesù Dio si fa presente nel corpo risorto del Cristo. Quella della cacciata dei venditori dal tempio è un episodio storico riportato da tutti e quattro gli evangelisti, ma in Giovanni acquista un forte carattere simbolico, cioè i segni e le cose che vengono narrate hanno un significato più profondo. Cerchiamo di capire.

Il Tempio di Gerusalemme e importante perché è il simbolo del popolo di Israele, per i Giudei solo nel Tempio dimorava Dio e solo lì poteva avvenire il vero culto. Infatti, al centro del Tempio, in una particolare stanza, era conservata l’Arca dell’Alleanza, che conteneva i segni visibili della presenza di Dio in mezzo al suo popolo; gli ebrei erano tenuti, almeno una volta l’anno, a compiere un pellegrinaggio al Tempio per “essere visti dal Signore”. Arrivati a Gerusalemme, prima di poter salire al Tempio, era d’obbligo il bagno rituale per purificarsi e poi si comprava una bestia per poterla offrire in sacrificio. Inoltre ognuno era tenuto a pagare la tassa del Tempio e a versare la decima del suo raccolto. Si può perciò ben capire come il Tempio fosse il centro della vita del popolo d’Israele, non solo centro del potere religioso ma anche politico-economico: il tempio esprime concretamente l’identità del popolo d’Israele in cui religione e politica diventano un tutt’uno. Quando i pellegrini arrivavano nel cortile del tempio trovavano venditori e cambiavalute per aiutare i fedeli che provenivano da lontano; ciò era del tutto naturale, anzi era un servizio utile, forse di dubbio gusto ma indispensabile. Ma perché Gesù se la prende tanto con i mercanti del Tempio? Ciò che Gesù contesta radicalmente è la visione soggiacente a questo mercanteggiare: voler comprare dei favori da Dio. Offrire un olocausto, un sacrificio, poteva diventare una specie di contratto, di corruzione di pubblico ufficiale: cerco di convincere Dio ad ascoltarmi, gli offro qualcosa che lo possa piegare alla mia volontà. Non si può usare Dio secondo i nostri criteri. La prima purificazione da fare, quindi, allora come oggi, è quella di convertire il nostro cuore a Dio, al Dio di Gesù per noi cristiani. Poi Gesù afferma: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Con questa espressione Gesù mette in discussione l’istituzione più sacra ed intoccabile della tradizione d’Israele: il tempio di Gerusalemme, e mette sotto accusa il loro modo di interpretare il rapporto con quel luogo sacro. Il gesto di Gesù è chiaramente provocatorio e scatena l’opposizione dei Giudei che cadono in un colossale fraintendimento. Il tempio di cui parla Gesù è il suo corpo, non l’altro fatto di pietra. Gesù qui si identifica con il tempio: «.Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere,..» Ecco qual è il vero luogo del culto, il santuario della presenza di Dio e luogo dell’incontro con Lui: la persona di GESU’. Non ci si rapporta a Dio solo quando siamo in un luogo sacro, ma con Lui, nella persona di Gesù, si instaura una vera e propria relazione. E visto che Dio vuole abitare nel cuore di ognuno, il primo luogo del culto è il cuore dell’uomo. Dio va cercato lì. «..Ti cercavo fuori, ma tu eri dentro di me.», diceva già sant’Agostino. Non è tanto il luogo o le osservanze esteriori che realizzano le condizioni per incontrare Dio, quanto le disposizioni del cuore e il voler aderire alla Sua volontà. In questo Vangelo, Gesù dà il primato all’interiorità, confermando ancora una volta che Dio cerca adoratori in spirito e verità. Potremmo dire che Gesù porta l’uomo sulla via del cuore, va fino in fondo alla linea della persona, e non a quella dell’istituzione o delle cose. Non è questione, di luoghi ma di spirito e verità. Di autenticità, di cuore. Nel Vangelo vediamo Gesù frequentare talvolta il tempio, ma molto più spesso la vita, case, campi, lago, villaggi e polvere, tanta polvere delle strade di Palestina. Gesù insegna che Dio ci raggiunge nella vita di tutti i giorni, suo tempio fragile e bellissimo e infinito. Se potessimo imparare a camminare nella vita, nella vita interiore e in quella degli altri, con venerazione; a camminare nel cosmo facendo di ogni passo un pellegrinaggio sacro!. L’ultima parola del Vangelo oggi dice: «Egli infatti sapeva quello che c’è in ogni uomo».

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