Attualità (10-12-2017)

UNA OPINIONE PUBBLICA DI COMUNIONE

La vera urgenza, oggi, per la chiesa, per ogni comunità e per ogni cristiano è la conversione al Vangelo. Da questa conversione devono scaturire comportamenti e atteggiamenti ispirati e plasmati dal Vangelo. E questa conversione deve mirare alla comunione. Oggi le nostre comunità e l’intera chiesa italiana, e forse anche la chiesa mondiale soffrono proprio di questa mancanza di comunione.
Nella chiesa sono presenti molti conflitti: tra visioni opposte della collocazione della chiesa nella compagnia degli uomini, tra strategie pastorali, tra modalità differenti di interpretare la fede, di concepire la liturgia. Conflitti che, a volte esplodono soprattutto sui mass media e nei social, dove il linguaggio è guerra, ma anche conflitti più sopiti, che stentano ad emergere, ma scavano solchi profondi che distanziano gruppi cristiani tra loro, fino all’indifferenza. E, in alcuni casi, addirittura al disprezzo gli uni per gli altri.
Non si tratta di una lettura pessimistica, ma un prendere atto che tale situazione contraddice fortemente la missione che si vuole attuare in modo fecondo in una umanità spesso indifferente al cristianesimo. Non solo, questa situazione sta logorando molti credenti, portandoli a disaffezionarsi alla fede ed alla chiesa.
Il Concilio aveva deposto un seme che era divenuto un germoglio, ma che è stato soffocato. L’Azione cattolica è stata silenziata per più di un decennio, i laici cattolici impegnati in politica sono stati svuotati di ogni mandato, spesso assunto, in loro vece, da qualche autorità episcopale, ha regnato una censura che proibiva la parola nella chiesa a testimoni fedeli al Vangelo e alla chiesa stessa ( don Milani, don Mazzolari, ma anche, più vicino a noi, fratel Arturo Paoli, ormai anziano). Anni di critiche feroci a uomini di chiesa, verso i quali si arriva a dubitare della saldezza della loro fede e dell’ortodossia della loro dottrina.
Con Papa Francesco la situazione sta cambiando. Si respira una nuova libertà, ma i conflitti restano.
C’è chi accusa Francesco di magistero incerto e ambiguo, addirittura di eresia. Questo avviene nella chiesa, tra credenti cattolici fino a ieri in profondo ossequio del Papa. Cos’è successo perché sia divenuta possibile una tale contestazione? Papa Francesco non ha cambiato nulla della dottrina. In realtà non la dottrina, non la fede, ma la sua semplicità priva di atteggiamenti solenni, il suo sottrarsi a immagini sontuose, il suo stile confidenziale che abbraccia, tocca, stringe senza voler affermare la sacralità della sua persona, provocano una specie di paura che ha fatto dire a un vescovo: “Piano piano smonta tutto il pontificato romano”.
Ma c’è anche un’altra ragione: il mettere al primo posto il Vangelo, che ha come primi interlocutori i poveri, i migranti, i perseguitati e i bisognosi di ogni tipo. Così troviamo sulla bocca di diversi cattolici espressioni di dissenso un tempo inimmaginabili.
Bisogna ritrovare, nella chiesa la libertà accompagnata dalla fiducia nei fratelli e nelle sorelle. Solo questa comunione può destare la fede in quanti riconosceranno i cristiani come discepoli di Gesù.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

Visite

Visite 1.034

Giorni nell'intervallo 28

Media visite giornaliere 37

Da una qualsiasi SERP 0

IP unici 433

Ultimi 30 minuti 0

Oggi 6

Ieri 19