Attualità (12-05-2013)

IL PREZZO DELLA MESSA

“Sono venuto a pagare la messa”, mi sento dire spesso da chi ha segnato un’intenzione.. Qualche volta rispondo: “Allora dammi un miliardo di euro!”. E di fronte alla meraviglia dell’interlocutore spiego che la messa non ha prezzo, perché è il sacrificio di Cristo, che non si può pagare con del denaro.
Giuda l’ha fatto per 30 denari, e tutti conosciamo la sua fine.
Qualche volta ho sentito calcolare: “La messa dura meno di un’ora, perciò è sufficiente questa cifra”, come se si trattasse di una prestazione a ore.. Altre volte ho sentito qualcuno che, avendo “ordinato” e “pagato” la messa, afferma che è “sua”.
Quando Gesù istituì l’Eucarestia, durante l’ultima cena, aveva una sola intenzione: “per voi e per tutti”.
Purtroppo, anche le realtà più sante sono soggette all’inquinamento della venalità. Così è avvenuto a partire dal secolo XI, da quando, cioè, le offerte per i poveri e per la Chiesa, che prima erano in natura, si trasformarono in denaro.. Da qui la tentazione di accaparrarsi le messe (e le offerte!), con derive di venalità che finirono per concentrare quasi tutta l’attenzione sul suffragio del sacrificio eucaristico a scapito di tante altre dimensioni. In questo modo la messa si è come privatizzata. Si arrivò a pratiche veramente scandalose che il Concilio di Trento (1563), e poi il Codice di Diritto Canonico cercarono di regolamentare. E’ chiaro che la questione non è di carattere teologico-sacramentale, ma pratico: evitare gli abusi venali da parte dei preti e la privatizzazione della messa da parte dei fedeli.
Nella nostra Unità Pastorale la consuetudine, trovata e mantenuta, di non dire i nomi dei defunti induce molti a rivolgersi altrove per soddisfare il loro desiderio privatistico. In questo modo si è cercato di superare il sistema tariffario di privatizzazione e la sempre subdola tentazione di interesse pecuniario nelle cose sacre.
Il momento in cui si potrebbe pregare per un defunto, anche nominandolo, o per qualche altra libera intenzione, sarebbe nella preghiera dei fedeli, la quale, però, raramente è espressa effettivamente dai fedeli. E, comunque, intenzioni così particolari si dovrebbero sempre equilibrare con altre di carattere universale. La preghiera dei fedeli si chiama anche “preghiera universale”.
Nelle messe dei giorni feriali, questa potrebbe essere una prassi corretta.
Le offerte delle messe sono del celebrante e noi, preti di Massarosa, abbiamo deciso di farle confluire in una cassa comune che contribuisce alle spese per l’alimentazione e altre necessità dei preti e delle suore. In media le offerte consegnate ai preti nell’Unità Pastorale e anche per le celebrazioni fuori dell’unità, in un mese, ammontano complessivamente a circa 450 euro.
I fedeli che danno offerte per le celebrazioni di messe sanno così come vengono finalizzate. I fedeli contribuiscono anche in altro modo al mantenimento dei preti e delle suore,, perché le spese di acqua, luce, gas, telefono e manutenzione della canonica vengono pagate dalla cassa della parrocchia.

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