Attualità (12-10-2014)

IL CENTRO “TI ASCOLTO”

Prosegue ed aumenta l’attività del Centro “Ti Ascolto”, animato e gestito dalle parrocchie della sottozona pastorale che va da Montramito a Massaciuccoli, comprendendo anche le parrocchie della collina della Pieve a Elici.Il flusso ai servizi di ascolto e di aiuto offerto dal Centro è notevolmente aumentato.
Alla base, vi stanno i disagi legati dalla crisi economica; la mancanza di lavoro, le difficoltà a pagare l’affitto o il mutuo e le bollette per i consumi di casa, ma anche ad acquistare i beni di prima necessità. Emergono anche forme di vulnerabilità, legate a fratture delle famiglie: separazioni, divorzi e lutti.
Il contesto familiare allargato e sempre meno capace di svolgere, come in passato, le funzioni di protezione. A soffrire di più per queste dinamiche sono le donne, in modo particolare se con figli, e, naturalmente, i figli stessi.
Le donne, infatti, sono più fragili in vari ambiti, ma in particolare in quello lavorativo, per le difficoltà a conciliare gli impegni di cura dei figli con gli orari di lavoro. Ma anche per i maschi la separazione costituisce un elemento di criticità economica e di isolamento. Aumentano i cittadini italiani che ricorrono al Centro, ma resta una fascia importante anche quella costituita da stranieri, immigrati nel nostro pese da molto tempo. Alcuni di loro erano stati conosciuti e aiutati dal Centro qualche anno fa, avevano trovato una loro stabilità, ed ora, di nuovo in difficoltà, sono ritornati. Alcune persone, pur avendo una qualche forma, sia pure precaria, di lavoro, non riescono a mettere insieme le risorse necessarie al sostentamento proprio e della famiglia: i costi della casa (affitti e consumi) costituiscono una spesa molto pesante per il bilancio familiare.
La grave situazione di difficoltà e di disagio non sembra, per il momento, rallentare o arrestarsi. I poveri che si rivolgono al Centro “Ti Ascolto” rivelano un elevato grado di consapevolezza circa il proprio percorso di povertà e una chiara idea dei fattori e delle azioni che potrebbero permettere un benessere materiale più elevato; e sono anche disponibili ad impegnarsi attivamente, con il supporto delle istituzioni, nella costruzione di percorsi di uscita dalla povertà, in grado di permettere un progressivo sganciamento dal Centro e dalla rete di aiuto.
Alla luce di questi dati, è necessario cercare nuove risposte a problemi vecchi e recenti, coinvolgendo ancora di più le istituzioni del territorio, le comunità cristiane e tutta la gente di buona volontà.
Fa impressione sentire alla televisione la discussione sulla riduzione di stipendi di servi dello Stato da 420 mila a 240 mila euro l’anno, mentre molti cittadini non arrivano a dieci mila! Si va diffondendo una specie di rassegnazione di fronte alla povertà, come se si fosse fatto tutto quello che si poteva fare. Istituzioni e comunità dovrebbero forse trovare un sussulto di volontà e di fantasia per progettare interventi più incisivi.

 

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