attualità (13-09-2015)

IL CONCILIO E  PAPA FRANCESCO
(seconda parte)

La grave, inspiegabile colpa della chiesa, maturata in lunghi secoli, è la rottura con la storia. La più urgente conversione che oggi essa è chiamata a compiere è quella di uscire dal cultuale, devozionale e tradizionale, per ritornare alle situazioni, alle condizioni vere, reali dell’uomo. E’ questo che vuole Papa Francesco quando parla di una chiesa “in uscita”, verso le “periferie esistenziali” dell’umanità e quando, proprio come in questi giorni, invita tutte le parrocchie, le comunità religiose, i monasteri e i santuari di Europa ad accogliere ognuno una famiglia di profughi.
La chiesa si è “alienata”, chiudendosi in una torre d’avorio. Anche se ha continuato a guardare al di fuori, l’ha fatto con un’ottica non sempre adeguata. Gesù non ha scelto un eremo o una fortezza per incontrarsi con gli uomini. E’ inutile aspettare che il mondo venga alla chiesa, occorre muoversi, “uscire”, per andare incontro al mondo e agli uomini.
La tendenza spiritualistica e devozionalistica che ha dominato la predicazione e la prassi pastorale, non ha impedito mescolanze e compromissioni col potere che monopolizza i beni e la vita degli uomini; e così la chiesa, ufficialmente proiettata nell’al di là, si è trovata inserita e invischiata nelle più comuni, equivoche imprese dell’al di qua. L’allineamento con il potere è servito inevitabilmente ad approfondire il distacco dalle moltitudini.
La storia non si può cancellare, ma se ne può correggere il corso con nuove, opportune scelte: questo voleva Papa Giovanni e il Concilio, e, dopo una pausa, è questo che vuole con determinazione Papa Francesco.
Bisogna riaprire le porte del regno a tutti gli uomini, senza distinzione. Il concetto di popolo di Dio, proposto dal Concilio, abbraccia tutti, non solo i “fedelissimi” e i “devoti”. La chiesa è tutta la moltitudine umana, senza privilegi, discriminazioni ed esclusioni. L’evangelizzazione parte necessariamente da questa base. Ecco perché Francesco parla di “gioia del vangelo”, per chi lo annuncia e per chi lo accoglie. Il regno di Dio si identifica con la società, il progresso, la storia, che camminano verso la pienezza.
Il Concilio ha raccolto secoli di aspettative e di speranze. Papa Francesco ha riacceso tanti cuori all’accoglienza del vangelo e della fede. Il processo, aperto dal Concilio, è di nuovo aperto ed è ormai incontenibile; se non si attua con la chiesa, si attuerà contro di lei, come tutti i movimenti popolari ed evangelici, come quello di S. Francesco d’assisi, che hanno cambiato il corso degli eventi storici e umani.
Queste affermazioni possono sembrare polemiche, ma solo apparentemente. I figli che osano rimproverare la propria madre non l’amano meno e non le sono meno affezionati degli altri che per falsa pietà e per opportunismo le nascondono i propri mali. L’amore alla chiesa non si misura dagli onori o onorificenze che si accumulano, ma dalla sofferenza che si sopporta per il suo bene; non per quel che si riceve, ma per quel che si ridona o, più ancora, si paga. Nessuno ha maggior amore, ricorda Gesù, di chi dà la vita per i suoi amici.

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