Attualità (14-10-2018)

COSTRUTTORI DI COMUNITA’

Uno degli incontri del percorso di formazione dei fidanzati prima del matrimonio si svolge sempre presso la comunità “Il Cireneo”, una casa-famiglia dell’Associazione Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Bensi. Letizia e Gigi sono sempre indaffarati intorno a una dozzina di ragazzi e bambini, di cui quattro fisicamente generati da loro, e gli altri in adozione o in affidamento. La famiglia di Letizia e Gigi è una rande testimonianza per la nostra comunità. Insieme ad altre testimonianze di persone, coppie, associazioni, cooperative sociali sanno vedere oltre i propri confini: un sottobosco straordinario e silenzioso di cura e di prossimità, che custodisce quello che don Tonino Bello chiamava “il segreto della pace”.
Si parla spesso del carattere sfilacciato dei legami, della fragilità delle reti sociali, della liquidità che pare ergersi contro ogni forma comunitaria posta sotto il senso della gratuità e sembra favorire invece coloro che disgregano il tessuto umano.
Cittadini ridotti al rango di consumatori o di telespettatori. Ma un occhio attento sa scorgere anche molto altro. Il coraggio di chi r-esiste al tempo presente, la passione di chi non smette di immaginare e di lavorare per un mondo diverso, il respiro di tanti che si ostinano ad associarsi, a stabilire legami di cooperazione, ad adottare modi di agire capaci di suscitare nuova socialità.
Nell’epoca dei cocci, bisogna credere e investire su chi nelle pratiche quotidiane cerca di riconnettere fili di fiducia, comincia a “pensare insieme”.
Come credenti abbiamo un compito: dare voce a questi costruttori di comunità, in cui la libertà dell’io è mobilitata per la costruzione comune, per l’interesse di tutti e non per la convenienza della propria tribù. Donne e uomini che con generosità si prendono cura dell’umano, soprattutto se fragile e non garantito. Donne e uomini che raccolgono la sfida del presente e, contro la logica barbara che riduce le persone a numeri, cose, profitto o scarti, danno nome e volto a quelli che incontrano. Donne e uomini che giorno dopo giorno prendono sulle loro spalle la fatica e la bellezza della costruzione di una comunità più inclusiva e solidale.
Un racconto della tradizione ebraica narra che esistono al mondo trentasei Giusti. Nessuno sa chi sono e nemmeno loro sanno di esserlo, ma quando il male sembra prevalere escono allo scoperto, prendono i destini del mondo sulle loro spalle e questo è uno dei motivi per cui Dio non distrugge il mondo. Finito tutto, hanno la tornano alla vita normale, non raccontando nulla di quanto fatto, per un semplice motivo: ritengono d’aver fatto solo il proprio dovere, nulla di più e nulla di meno. Se la terra delle nostre comunità ha ancora il profilo di umanità è grazie a loro. A questi Giusti, che, a ben guardare, da noi sono più di trentasei.

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