attualità (15-11-2015)

DAL CENTRO “TI ASCOLTO”: CASA, CIBO, LAVORO

Il rapporto di Caritas Italiana sulla povertà e l’esclusione sociale per il 2015, parla di “povertà plurali”. Plurali, non solo perché si sono moltiplicate le persone che, purtroppo, le sperimentano nella loro quotidianità, ma anche perché differenti e numerosi sono i percorsi, le modalità e le cause che le contraddistinguono.
Si tratta infatti di un fenomeno complesso, non semplificabile, che rivela la povertà non solo come mancanza di mezzi di sussistenza, ma anche come esclusione sociale, cioè come mancanza di relazioni e mancata partecipazione al godimento di diritti e servizi essenziali alla dignità della persona e delle famiglie. In questo modo si chiamano in causa sia le istituzioni, sia le comunità.
Sono aspetti rilevati anche dai volontari del nostro Centro “Ti Ascolto”. La crisi economica ha fortemente drammatizzato i fenomeni, ma ha anche messo in luce piccoli segni di solidarietà e di condivisione all’interno delle nostre comunità. Sono aumentati i modi di attenzione alle povertà e ai disagi delle persone e delle famiglie, come la riscoperta di forme di prossimità e di aiuto di vicinato, e di collegamento tra fede e condivisione con l’offerta di generi alimentari alle messe della domenica o in occasioni di feste di famiglia come battesimi e matrimoni. Sul piano dei consumi, pur tra mille contraddizioni, si va riscoprendo il valore della sobrietà e dell’essenzialità e l’abbassamento degli sprechi.
La comunità cristiana e le varie forme di volontariato continuano a svolgere in modo diversificato, ma sempre più collegato , coordinato e creativo una funzione d ascolto, accompagnamento e di protezione sociale, anche a fronte di una progressiva assenza delle istituzioni pubbliche.
I dati e le storie raccolti dal Centro “Ti Ascolto” sono esemplificativi della debolezza dell’intervento pubblico, e della capacità risolutiva che può invece assumere un intervento strutturato e organizzato dalla comunità, in grado di offrire al momento giusto informazioni, aiuti concreti, segnali di speranza.
Il sistema pubblico di risposta alle povertà e all’esclusione sociale sta attraversando un momento di forte confusione, e in mancanza di progetti e di risorse destinate ai poveri, pretende di coordinare le forme di solidarietà della comunità e di assumersene l’attribuzione e i meriti.
Dal punto di vista nazionale si è ancora lontani da un intervento universalistico strutturato e permanente come il reddito minimo per tutti. Mentre quasi tutti gli altri paesi europei si sono attrezzati con misure specifiche di contrasto alla povertà, l’Italia continua ad appoggiarsi a una miriade di interventi tampone, dispendiosi e poco efficaci.
La prospettiva dovrebbe essere non quella di un progressivo allontanamento delle istituzioni pubbliche dalla povertà, ma quella di una forte regia pubblica intorno alla quale verrebbero valorizzati anche gli apporti dei diversi attori del territorio, ciascuno portatore di specifiche esperienze e di particolari capacità. La sfida è passare da un approccio solamente riparativo e di assistenza materiale, a un modello di intervento capace di promuovere crescita, relazioni, sviluppo e benessere umano e sociale.
In questo momento le persone che ricorrono al Centro sono in maggioranza italiani, in prevalenza donne, tra i 35 e i 45 anni, con problemi di povertà economica, ma anche di lavoro e di casa. Diversi di loro vivono in case danneggiate, sotto sfratto o pignoramento, hanno difficoltà a pagare l’affitto o il mutuo e le bollette dei consumi e delle tasse. Ultimamente diverse persone hanno lamentato anche la difficoltà a pagare la tassa sulle tombe dei loro cari stabilita dal Comune.
La condizione di povertà li porta a non assicurarsi almeno un pasto al giorno adeguato, a rinunciare alle analisi mediche e alle cure. Il Centro risponde offrendo abiti usati che vengono raccolti presso la Misericordia di Piano del Quercione, fornendo settimanalmente, per ora alla Ficaia, pacchi di alimenti che si raccolgono alle messe domenicali , alle mense scolastiche e con raccolte presso negozi e supermercati.
Sono risposte tradizionali, le più semplici dal punto di vista organizzativo. Forse bisognerebbe lavorare di più per promuovere servizi più innovativi per la promozione delle persone, come empori e market solidali, mense, alloggi di emergenza, progetti di agricoltura sociale, gruppi di acquisto solidale.
Per tutto questo, oltre a risorse economiche e a strutture adeguate, necessitano persone che offrano capacità progettuali e gestionali: in una parola: imprenditori della solidarietà. Tentativi di questo genere ce ne sono stati sul nostro territorio (vedi La Ficaia), ma la solitudine in cui è stata lasciata dalla comunità e l’avversità delle istituzioni non ne hanno consentito lo sviluppo.

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