Attualità (15-12-2013)

IL SINODO SULLA FAMIGLIA

Papa Francesco ha indetto un doppio sinodo sulla famiglia, uno, straordinario, nel 2014, per esaminare e approfondire le questioni, e l’altro, ordinario, nel 2015, per elaborare delle linee pastorali da offrire a tutta la chiesa.
La famiglia è oggi da più parti messa in discussione, con tante problematiche da affrontare e alcune domande da risolvere. I componenti del Sinodo sono vescovi provenienti da ogni parte del mondo, ma una novità assoluta che il Papa ha voluto inserire è un documento preparatorio, emanato il 5 novembre 2013 e trasmesso a tutti i vescovi e a tutte le diocesi, che spazia dalla fondazione teologica del matrimonio-sacramento alle problematiche di attualità (come la questione dei divorziati risposati, la regolazione delle nascite, le convivenze…), sulle quali le comunità cristiane, in tutte le sue componenti sono chiamate ad esprimersi. Sulla base delle indicazioni provenienti dalle chiese locali, verrà preparato, poi, il documento di lavoro su cui i vescovi del Sinodo dovranno lavorare. Nella nostra diocesi si sono già tenuti diversi incontri, e altri sono in programma.
Il documento, infatti, si conclude con un ampio questionario sul quale le comunità sono chiamate a riflettere, confrontarsi e proporre al Sinodo idee e possibili strade da seguire.
Alcune questioni sono decisamente nuove rispetto a una tradizione ormai affermata nella chiesa, come le unioni omosessuali, l’affermazione di un “diritto alla maternità” anche da parte di una sola donna… mentre altre fanno parte da tempo dell’attività pastorale, come i fallimenti matrimoniali. i rapporti sessuali prematrimoniali…
Essi costituiscono un’effettiva divaricazione, rispetto alla dottrina della chiesa, non solo di comportamenti, ma anche di valori, di fronte alla quale la comunità cristiana non può più limitarsi ad affermare una norma. Il Sinodo dovrà, dopo un approfondito esame delle questioni ed un attento ascolto delle comunità, formulare quali sono i “punti fermi” e quali, invece, quelli sui quali la chiesa può venire incontro alle nuove sensibilità ed esigenze dei credenti.
Approfittando dell’invito alla partecipazione e al dialogo che il documento rivolge a tutti, mi permetto di fare due osservazioni e proposte. La prima è che, leggendo il documento ci si accorge che esso è stato elaborato a tavolino da ecclesiastici maschi: E’ scarsa, infatti, in esso, l’attenzione alla dimensione femminile e al nuovo ruolo che la donna sta assumendo nella società e dovrebbe assumere anche nella chiesa. La donna, inoltre, ha un ruolo rilevantissimo nella famiglia: la sua posizione non può restare quella della “sottomissione”, e i temi della regolazione delle nascite e della procreazione assistita la coinvolgono in maniera più rilevante dell’uomo. La seconda proposta è che il sinodo non può limitarsi alla partecipazione di un centinaio di vescovi, ma dovrebbe coinvolgere in modi e forme da studiare, anche laici e laiche che vivono concretamente l’esperienza della famiglia nell’ottica della fede, con i limiti, le difficoltà e le positività che sperimentano. A 50 anni dal Concilio che ha riscoperto il valore del “popolo di Dio”, lasciare i laici, uomini e donne, senza parola soprattutto in un campo come quello della famiglia, che è un luogo fondamentale della loro esistenza e testimonianza cristiana, significherebbe essere disattenti alla lezione dei “segni dei tempi”.

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