Attualità (17-01-2016)

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MISERICORDIA NELLA  BIBBIA ANTICA

Secondo una diffusa opinione, il Dio della Bibbia Antica sarebbe un Dio irascibile e vendicativo, mentre quello del Nuovo Testamento un Dio buono e misericordioso. Ci sono dei testi dell’Antico Testamento che possono dare adito a tale opinione. Essi parlano della cacciata e dell’uccisione della popolazione pagana di intere città e popoli su comando di Dio; possiamo pensare anche ai salmi di maledizione. Ma questa visione non corrisponde al processo della progressiva trasformazione dell’idea di Dio all’interno dell’Antico Testamento e del suo sviluppo fino al Nuovo. In fondo è lo stesso Dio quello a cui i due Testamenti rendono testimonianza.
La Bibbia Antica, per parlare di compassione e misericordia usa un termine, “rahmin”, che richiama il grembo materno, le viscere dell’essere umano che ambedue i testamenti considerano la sede dei sentimenti. Accanto a questo termine ce n’è un altro, “lebh”, che indica il cuore. Biblicamente il cuore non indica un organo umano di importanza vitale, ma il centro dell’uomo, la sede dei suoi sentimenti e dei suoi giudizi. La Bibbia fa spazio al mondo dei sentimenti umani nell’uomo e, in senso traslato, anche in Dio. La compassione non è considerata una debolezza; l’uomo può manifestare i propri sentimenti, la propria gioia e la propria tristezza, può lamentarsi anche davanti a Dio e non deve vergognarsi delle proprie lacrime. La Bibbia parla anche del cuore di Dio, che sceglie uomini secondo il suo cuore, si preoccupa dell’uomo e del suo peccato e guida il suo popolo con cuore integro. Osea parla in modo incomparabile e addirittura drammatico del cuore di Dio che si commuove e scoppia di compassione per l’uomo.
Il termine più importante, però, per comprendere la misericordia è “hesedh”, che significa favore, amicizia, indulgenza, grazia e misericordia di Dio. Va oltre la semplice commozione e indica un libero e gratuito interessamento di Dio per l’uomo. Non indica solo una singola azione, ma un atteggiamento costante, un dono che va al di là di qualsiasi reciproco rapporto di fedeltà, supera quindi anche l’alleanza, dono inatteso e immeritato della grazia di Dio, che supera tutte le attese e le categorie umane. Il fatto che Dio onnipotente e santo si occupi della miseria in cui l’uomo si è colpevolmente cacciato, che presti orecchio al suo lamento, che si chini e si abbassi, che scenda fino all’uomo e si prenda cura di lui nonostante le sue numerose infedeltà, che lo perdoni anche se meriterebbe una giusta punizione e gli conceda una nuova possibilità, tutto questo supera il pensiero e la capacità umana di comprendere. La misericordia rivela qualcosa del mistero di Dio a cui il pensiero umano non può arrivare e ne viene a conoscenza solo mediante la rivelazione di Dio. Gesù, le sue parole e la sua vita, è la pienezza di questa rivelazione.

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