Attualità (17-07-2016)

L’ACCOMPAGNAMENTO PASTORALE DELLA FAMIGLIA

Nel mondo di oggi, la famiglia è una sfida che ha quasi dell’impossibile: come mantenere fede nel tempo a una parola data, quando inevitabilmente si cambia, quando le circostanze ci mettono alla prova, quando si sperimentano, perchè le si sperimentano, disillusione e solitudine? Come capire che l’avventura non è fuggire l’impegno ma osarlo, non scappare dal deserto ma attraversarlo? Come trasmettere la fiducia che solo grazie a questo coraggio può esplodere la vita? Non saranno le parole rassicuranti né le retoriche ad aiutare, ma più realismo e più profezia (un ossimoro solo apparente). Per questo papa Francesco ci sprona non a pretendere di separare il grano dalla zizzania, ma a trovare tutto il bene che c’è nelle diverse situazioni, a vedere il “non” come “non ancora”, facendo di tutto per aiutare a crescere ciò che di bene c’è nelle vite delle persone. Sapendo aspettare, come fa il contadino, il tempo giusto del raccolto.
In terzo logo: accompagnare. I ragazzi vanno amati, i fidanzati accompagnati, gli sposi sostenuti (cap. 6). Nessuno va lasciato solo. La chiesa deve diventare compagna di viaggio, aprendo le proprie porte alla famiglia, diventando un luogo in cui le fatiche e le ferite possono essere curate e superate. Trovando nuove vie di sostegno anche materiale.
Il quarto passaggio è il discernimento pastorale (cap. 8). In un mondo profondamente disorientato, dove convivono condizioni e contesti culturali e sociali molto diversi, i pastori, che devono avere l’odore delle pecore, sono chiamati ad esercitare il necessario discernimento. Che non è arbitrio o discrezionalità, ma azione di responsabilità, nell’unità garantita da Pietro, verso e con le proprie comunità. Francesco, citando San Tommaso, ricorda che c’è sempre una relazione complessa tra universale e particolare. E che “quanto più si scende nel particolare, tanto più aumenta l’indeterminazione” n.304). Un paradosso che, nell’articolazione tra norma e vita, rende possibile quella mediazione attraverso cui si può ricomporre ciò che altrimenti è destinato a rimanere separato. In un dinamismo che, mentre accompagna chi si trova in una situazione irregolare a una riflessione sincera sulla propria condizione, aiuta la comunità a crescere nella fede, nella speranza e nella carità.
Così, ed è la quinta ed ultima indicazione, come la chiesa può aiutare la famiglia, anche la famiglia può aiutare la chiesa. Il Sinodo straordinario sulla famiglia, che l’ha eletta a luogo privilegiato di quel rapporto tra chiesa e mondo di cui parla Gaudium et Spes, non è solo un sinodo per, ma anche con la famiglia (non per il suo “dover essere”, ma perché le si vuole bene) oltre che un’occasione per la chiesa per ripensarsi come nucleo pulsante e in divenire di differenze in relazione, che generano vita, che rimettono al mondo.
Il sinodo sulla famiglia, nella cornice dell’anno della Misericordia, richiama la Chiesa a non dimenticare di aver sempre bisogno di essere rinnovata nell’alleanza con il Padre. Nella consapevolezza che non è solo la volontà degli uomini che la costituisce, ma la grazia di Dio che passa sempre attraverso l’umiltà, l’accoglienza, il perdono.

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