Attualità (18-02-2018)

IL DESERTO

L’esperienza del deserto è necessaria nella vita del credente. E’ il momento di discernimento, di scelta, di prova, che si concretizza in una domanda fondamentale: “Su chi fondo la mia esistenza? Chi è il signore della mia vita?”. Si tratta della prova alla quale viene sottoposto l’amico di Dio, come Abramo, Giobbe. E’ il momento nel quale scaturisce una domanda: “Chi sei Tu per me? Chi sono io per Te?”.
Nella spiritualità biblica il deserto è uno spazio di ricordi e di esperienza. Il deserto è luogo di solitudine, di fame, di sete (Ger 2,6); è il luogo del fidanzamento (Os 2,16), del primo amore (Ger 2,2-3). Il deserto è lo spazio dove la persona sperimenta il proprio limite, il proprio bisogno, il proprio essere creatura. Il deserto educa l’uomo ad essere figlio, perché lo educa a trasformare il bisogno in grido, ad attendere il pane, l’acqua, la vita del Padre, giorno dopo giorno. Come un padre si prende cura del figlio, così Dio ha custodito il suo popolo durante la peregrinazione del deserto. Non solo lo ha custodito, lo ha nutrito con la manna, lo ha dissetato con acqua dalla roccia, ma più ancora lo ha fatto vivere della sua parola, lo ha ricreato mediante le parole della sua bocca e lo ha reso popolo. Nello scenario del deserto riemerge continuamente la domanda essenziale: “Non è lui il padre che ti ha creato, non è lui che ti ha fatto e ti ha costituito?” (Dt 32,6). Come il popolo di Israele, così Gesù è condotto nel deserto per imparare ad essere figlio.
La tentazione non è un episodio, ma una costante, sia nei quaranta giorni di deserto, che nell’intera vita di Gesù. Il tentatore è chiamato Satana, l’avversario consueto del Cristo nel vangelo di Marco. Satana è colui che cerca di allontanare Gesù dall’obbedienza, chiedendogli di abbracciare un progetto messianico umano, fatto di popolarità e gloria, di ricerca di potere e di rifiuto della sofferenza. Gesù rigetta questo progetto e sceglie un messianismo umile, abbandonato nelle mani del Padre, fiducioso nella sua presenza anche nel momento del dolore: una modalità di essere Messia che sarà rivelata solamente sulla croce. Non è la vittoria definitiva sul tentatore, ma l’inizio dei tempi messianici. La vittoria avverrà con la morte e risurrezione di Gesù, ma questa lotta con Satana continuerà nella vita della comunità credente e accompagnerà la proclamazione del Vangelo a tutte le nazioni.
La compagnia delle bestie selvatiche riporta ancora alla memoria di Genesi 1-2. La creazione è priva di violenza e Dio pone come co-creatore l’uomo, re mite e pacifico, perché domini con la sola forza della parola. Adamo incrina questa armonia quando rifiuta di vivere da figlio e si nasconde alla voce di Dio. La violenza, scatenata da questo rifiuto, distrugge la fraternità e contamina la terra.
Ora, nella pienezza del tempo, Gesù, nuovo Adamo, abbraccia il suo essere Figlio, riconduce il cosmo a Dio ed inaugura la pace cosmica, di cui il servizio degli angeli è un segno. Non è l’evento che chiude la tentazione, ma il segno della cura di Dio per colui che, al battesimo nel Giordano ad opera di Giovanni Battista, ha proclamato “il Figlio amato”.

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