Attualità (2-07-2017)

LA SCOMUNICA PER I CORROTTI

E’ di questi giorni l’annuncio che la Santa Sede intende dare concreta veste giuridica alla scomunica peri mafiosi e i corrotti, pronunciata da papa Francesco il 21 giugno 2016 alla Piana di Sibari, in Calabria. E’ una notizia molto importante, per almeno quattro motivi:
primo, perché sancisce l’incompatibilità tra il vangelo e le mafie, quelle strutturate e organizzate, ma anche la cultura e la mentalità che le promuovono e le sostengono. La corruzione, a volte, è la premessa della mafia, ne è sempre il sostegno e il fertilizzante.
Secondo, perché esprime la forza di una chiesa impegnata non solo sul piano dottrinale e spirituale, ma anche su quello, in senso lato, “politico”, a tutela del bene comune, in collaborazione con chi, su altri fronti, nella società civile, cerca di promuoverlo. “Dobbiamo lavorare tutti insieme, ha detto il Papa, per combattere questa forma di bestemmia, questo cancro che logora le nostre vite”.
Terzo; perché la scomunica è un provvedimento utilizzato dalla chiesa solo di fronte a reati estremamente gravi, come appunto è oggi la corruzione, ma, al tempo stesso, è, per il Diritto Canonico, una “pena medicinale”, somministrata nella speranza che si apra, nella coscienza di corrotti e corruttori, un cammino di conversione e quindi di perdono, secondo quell’ottica evangelica che salda la misericordia alla giustizia. Non mancano, infatti, casi in cui la mafia si sostiene e si accredita anche con il consenso delle autorità e delle comunità cristiane.
Infine, perché ci ricorda che il cambiamento comincia sempre dall’etica, dal risveglio delle coscienze, cioè da un cammino di generale purificazione dal potere, dai favori e dalle raccomandazioni e da un altro generale impegno per affermare la dignità e le speranze di ogni uomo e di ogni donna, soprattutto se in difficoltà.
La decisione della S. Sede, pertanto, non riguarda solo l’organismo di governo della chiesa, ma coinvolge tutto il popolo cristiano e le comunità. Tutti siamo tenuti a tenere alti i valori dell’etica sociale e politica; tutti i cristiani debbono vigilare perché il potere non sia a servizio di chi lo esercita, ma del bene comune. Anche nella chiesa, legami di convenienza e di opportunità con poteri politici ed economici (per esempio: le fondazioni bancarie, spesso gestite con criteri clientelari e familiari, i cui contributi sono così necessari per i lavori di restauro di edifici e opere d’arte), possono offuscare la verità e la trasparenza del vangelo.

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